Un coordinamento politico più
forte, senza arrivare però all'unificazione. E’ questo che si propongono le cinque associazioni di
artigiani e dei commercianti che nel 2006 lanciarono il “Patto del Caprinica”
contro la retroattività degli studi di settore voluta dal governo Prodi. I vertici di
Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato e Casartigiani, si sono
ritrovati per la prima volta pubblicamente a parlare di rappresentanza e
coordinamento comune, in occasione di una tavola rotonda organizzata dalla Cna,
presso l’Auditorium del Massimo dell’Eur. Le cinque organizzazioni rivendicano
la quasi totale rappresentanza del tessuto produttivo italiano e puntano a
valorizzare il ruolo delle pmi nei rapporti con il governo e con la politica
tutta. Dati alla mano, il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, ha
ricordato che le pmi sono “cinque milioni di imprese che costituiscono il 95%
della struttura produttiva del Paese, contribuiscono per oltre il 70% alla
formazione del valore aggiunto e per oltre l'80% all’occupazione. Insomma,
l’Italia delle pmi, oggi, offre e chiede responsabilità”. “Vogliamo fare
avanzare – ha sottolineato Sangalli - le ragioni di tutta l’economia dei
servizi”. In sostanza le associazioni vogliono agire “come le cinque dita di
una mano: intendiamo – ha spiegato - dare maggiore consistenza organizzativa e
programmatica al nostro coordinamento, senza che ciò significhi, ovviamente, il
venir meno dell'identità politico sindacale di ciascuna confederazione”. Anche
il numero uno della Confesercenti, Marco Venturi, insiste sul fatto che “non ci
sarà un’unificazione delle associazioni, ma ci sarà un forte coordinamento
politico che ci farà sedere al tavolo con il governo, con i Comuni e le
Regioni, con determinazione e forza”. Dunque, “dobbiamo cogliere
quest’opportunità – ha detto Venturi - mettendo da parte qualche realtà
territoriale che non trova subito l’intesa”. Il presidente della Cna, Ivan
Malavasi, non esclude poi la creazione di una fondazione: “Perché no”, risponde
a chi lo interroga sul tema. Più in generale il numero uno della Cna sottolinea
che occorre “fare un manifesto che ci identifica e pensare ad una governance
condivisa ma anche puntare a fare un festival della piccola impresa, una sorta
di stati generali”. Quanto ai tempi di realizzazione dell’alleanza, il primo
mattone della casa comune potrebbe essere messo nella primavera del 2010. Per
Malavasi “i tempi devono essere brevi, senza però bruciare le tappe”. Sulla
stessa lunghezza d’onda il segretario generale di Confartigianato, Cesare
Fumagalli, che afferma: “La scatola non è così difficile da avviare. Dopo il
rinnovo delle cariche di Confcommercio si potrà fare”. Dunque i tempi saranno
brevi e il presidente di Casartigiani, Giacomo Basso, parla della “primavera 2010”.
E concludendo la tavola rotonda, Sangalli assicura: “ce la faremo perché non
vogliamo più subire le scelte, ma determinarle”.