Oltre millecento emendamenti: è una valanga di proposte
quella che si è abbattuta sul decreto legge anticrisi, che assomiglia sempre di più a una
mini-finanziaria. Un profilo
dettato non solo dalle numerose richieste messe nero su bianco dai deputati di maggioranza
e opposizione, ma anche dalla
ampiezza di interventi che il governo ha in cantiere. Da questo decreto per il momento è escluso ogni
riferimento allo scudo fiscale. Infatti tra gli oltre 1.100 emendamenti già
presentati alle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, dove il decreto e'
all'esame, non compare nessuno dei cosiddetti correttivi strategici, tranne
forse quelle presentato da alcuni deputati del Pdl (in primis Giuliano Cazzola)
sull'innalzamento dell'eta' pensionabile delle lavoratrici del pubblico impiego. Un ritocco, quest'ultimo,
che non ha l'ok del Governo. Prima di decidere se dare il via a un intervento
sulle pensioni “rosa” l'esecutivo attenderà il responso dell'incontro con le
parti sociali sul Dpef in calendario per oggi. E proprio da questo incontro
dipende anche il destino di gran parte degli altri correttivi strategici in
rampa di lancio. Non a caso sarà mercoledì la giornata decisiva per gli
emendamenti al decreto, su cui probabilmente il Governo porrà la fiducia già a Montecitorio,
come ha lasciato intendere anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini. E
nel pacchetto di ritocchi dovrebbe trovare posto anche quello sull'ulteriore
stretta sulla spesa sanitaria con agevolazioni per gli enti locali virtuosi.
Quella delle pensioni rosa diventa la questione forte dell'incontro tra governo
e parti sociali su manovra e Dpef che si terrà oggi. “Ne discuteremo con le
parti sociali - ha affermato Maurizio Sacconi, ministro del Welfare - e sarà
occasione per renderle edotte degli ultimi incontri avuti con la Commissione”.
Tra le misure in discussione, da inserire nel decreto, la
"rottamazione" dei medici (l'uscita, cioe', automatica con 40 anni di
contribuzione) e lo stop alle assunzioni dei precari delle Poste Italiane. Sul
decreto legge "non e' da escludere" il ricorso alla fiducia come ha
spiegato il presidente della Camera Fini, a Frascati. “Sarebbe tutto sommato -
ha aggiunto - un fatto fisiologico in considerazione dei tempi e del numero
degli emendamenti”. Montecitorio conta, infatti, di chiudere per la pausa
estiva entro il 31 luglio. Ma decreto fiscale, che dovrà tornare dal Senato, e
Dpef, il cui esame in aula alla Camera è fissato per il 27 luglio, fanno temere
per un breve slittamento dei lavori.