Oltre 5.000 imprenditori balneari si sono riuniti a Roma
per l’Assemblea Generale delle Imprese Balneari Italiane organizzata dal SIB
Sindacato Italiano Balneari - Confcommercio e dalla FIBA Federazione Imprese
Balneari Confesercenti. In mancanza di risposte precise e in tempi brevi alla
vicenda legata all'infrazione comunitaria che modifica la durata delle
concessioni demaniali, le 28 mila imprese balneari italiane rischiano di
chiudere e con esse l’attività di oltre quattrocentomila addetti. Il presidente
di Sib-Confcommercio, Riccardo Borgo, ha
sollecitato le forze politiche ad emanare “entro fine anno una norma che
appiani provvisoriamente il contenzioso con l'Ue, salvaguardando allo stesso
tempo le imprese con l'adozione di criteri guida in grado di tutelare attività
e investimenti”. Tuttavia, ha avvertito, “periodi di proroga di 3 o 5 anni non
ci soddisfano perché manca il respiro necessario per completare gli
investimenti e salvaguardare l'occupazione”. Un periodo di 20 anni - ha
aggiunto Borgo - “ci consentirebbe un passaggio non traumatico tra i due regimi
normativi”. L'esponente del Sib ha poi richiamato l'attenzione sulla necessità
di recepire il protocollo d’intesa sui canoni demaniali sottoscritto dalla
categoria con le Regioni e il Ministero del Turismo. “Senza dimenticare - ha
concluso Borgo -la necessità di ''istituzionalizzare il tavolo di confronto tra
governo, regioni e categorie, anche al fine di riformare il Codice della
Navigazione e predisporre un'efficace riduzione dell'Iva”. Anche il presidente
della Fiba Vincenzo Lardinelli ha puntato il dito sulla necessità di “una
risposta certa”, anche se ha giudicato “percorribile” la via d’uscita
dall'impasse mostrata dal ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele
Fitto. “L'Unione europea deve capire che abbiamo bisogno di un periodo congruo
per entrare nel nuovo regime di proroghe - ha spiegato - che a nostro giudizio
potrebbe essere 20 anni”.