A febbraio l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) è salito
dell’1,4% in termini tendenziali e ha subito una flessione dello 0,5% rispetto
a gennaio 2010. Il miglioramento su base annua è trainato soprattutto dal
settore della mobilità (senza la componente autovetture si registrerebbe,
infatti, una flessione dello 0,4%) e dal confronto con un periodo
particolarmente negativo della domanda. La riduzione in termini congiunturali,
la seconda consecutiva, sembra invece indicare come le famiglie, dopo il tentativo
di recupero della seconda parte del 2009, abbiano difficoltà a generare una
domanda capace di garantire il ritorno sui livelli di consumo pre-crisi.
L’incremento rispetto all’analogo mese dello scorso anno
riflette un aumento dei volumi acquistati dalle famiglie sia per i beni (+1,3%)
che per i servizi (+1,6%). I prezzi dei beni e servizi che compongono l’ICC
sono saliti dello 0,6%, un dato che dipende dall’aumento dei prezzi dei servizi
insieme ad un moderato incremento dei beni, fra i quali risultano in decisa
crescita i carburanti .
La domanda per beni e servizi ricreativi ha
registrato, un aumento dell’1,1%. Variazioni positive si continuano a
registrare, all’interno di quest’aggregato, per i concorsi a pronostico e per i
prodotti audiovisivi.
La domanda per i servizi di
ristorazione e d’alloggio ha evidenziato una flessione dello 0,6% rispetto
allo stesso mese dello scorso anno, nonostante il moderato miglioramento
registrato sul versante del turismo invernale.
In linea con quanto si registra ormai
da mesi anche a febbraio 2010 la componente più dinamica della domanda delle
famiglie è stata quella dei beni e servizi per la mobilità, con un incremento rispetto allo stesso mese dello scorso
anno del 14,3%. Continua a crescere la domanda per autovetture da parte di
persone fisiche (anche se le prospettive a breve appaiono molto negative) e c’è
un progressivo recupero della spesa per i trasporti aerei.
Il
dato di febbraio evidenzia un miglioramento della domanda di beni e servizi
per le comunicazioni e per l’ICT domestico (+1,2% tendenziale), cui
ha contribuito essenzialmente il moderato recupero dei volumi della componente
relativa ai servizi, mentre per i beni si è registrata una stazionarietà negli
acquisti.
La domanda per beni e servizi
per la cura della persona ha mostrato una crescita dello 0,7% rispetto
all’analogo mese del 2009, dinamica determinata in larga parte dall’andamento
registrato dai prodotti farmaceutici e terapeutici.
Gli
articoli di abbigliamento e calzature hanno mostrato una riduzione dei
volumi acquistati dalle famiglie dell’1,5%. Questo dato associato alla
flessione dell’1,3% di gennaio conferma le difficoltà del settore di recuperare
livelli di domanda anche nel periodo dei saldi. Va sottolineato, inoltre, come
i dati definitivi delle vendite pubblicati dall’Istat abbiano rivisto in
negativo il dato di dicembre che secondo le prime stime aveva indicato un
modesto recupero della domanda.
La
domanda di beni e servizi per la casa è risultata in linea con i volumi
dello scorso anno. All’interno di questo aggregato permane una dinamica
positiva solo per gli acquisti di elettrodomestici e TV, sia pure con valori
più contenuti rispetto alla parte finale del 2009.
Infine,
per quanto concerne i consumi delle famiglie per i prodotti alimentari, le
bevande e i tabacchi, la stima per febbraio segnala una contrazione dello
2,5% dei volumi acquistati.
L’incremento dell’ICC a livello
congiunturale, invece, è sintesi di una diminuzione sia per la componente
relativa ai servizi che per i beni. Va sottolineato, comunque, che la
diminuzione dell’ultimo mese dipende essenzialmente dal calo della domanda per
i beni e servizi per le comunicazioni, in deciso recupero nei mesi precedenti,
e per l’abbigliamento e le calzature. Relativamente alle altre voci l’alternanza
nei mesi di valori positivi e negativi conferma quanto già emerso nei mesi
precedenti: le famiglie in un contesto in cui il recupero dei livelli
reddituali appare modesto tendono a spostare le risorse disponibili da un
segmento all’altro, situazione che non favorisce l’avvio di una fase di
sviluppo robusta e consolidata.