A fine 2009 l’insieme delle attività del commercio era costituito da un milione e 574mila imprese registrate, circa 50mila in più rispetto al 2000, con un tasso di variazione del 3,2%, valore molto inferiore a quello dell’intero sistema produttivo che è stato pari al 6,8%. Tra il 2000 e il 2009 lo stock di imprese del settore auto, moto e carburanti è rimasto stabile mentre quello dell’ingrosso e del dettaglio ha registrato una variazione positiva (circa 16mila imprese in più per l’ingrosso e circa 34mila in più per il dettaglio).
Per effetto di questi andamenti,
il peso del commercio sul totale delle imprese si è ridotto dal 26,8% al
25,9%
La realtà numericamente più
consistente del sistema imprenditoriale del commercio è costituita dalle ditte
individuali, con oltre un milione di imprese registrate. Anche se negli ultimi
anni il peso di questa componente rispetto al totale delle imprese tende a
ridursi (dal 67% nel 2000 al 64,5% nel 2009). il dato più significativo è
l’aumento delle società di capitali: nel 2000 erano circa 178mila, l’11,7% del
totale, mentre oggi sono 256mila e rappresentano il 16,2% delle imprese del
commercio.
Come nel 2008, anche nel 2009 il
rapporto tra le nuove iscrizioni di imprese e le cancellazioni ha fatto
registrare un saldo negativo per l’elevato numero di chiusure di esercizi,
fenomeno che ha interessato soprattutto imprese già in difficoltà e senza
adeguate risorse finanziarie per riposizionarsi sul mercato. Il bilancio del
2009 si è così chiuso con un saldo negativo di 28.273 imprese, che è la sintesi
di 85.743 iscrizioni e di 114.016 cancellazioni. A soffrire maggiormente è
stato il commercio al dettaglio, con circa il 60% delle totale delle
cancellazioni del settore.
L’attuale rete distributiva al
dettaglio oggi conta circa 970mila esercizi in sede fissa ed in forma
ambulante, compresi i distributori di carburante, le farmacie, le rivendite di
tabacco ed altri generi di monopolio, a cui si aggiungono le forme speciali di
vendita che vanno dalla vendita per corrispondenza, via internet, al porta a
porta, ai distributori automatici. Completano la filiera distributiva circa
650mila esercizi all’ingrosso. Al Sud
è presente il 42,3% dei punti
vendita del commercio al dettaglio, mentre nel resto del Paese il livello di
concentrazione è più elevato (37,8% nel Nord e 19,9% nel Centro).
Il confronto tra la struttura
esistente nel 2002 e quella attuale fa emergere una profonda ristrutturazione
nel settore alimentare secondo due direttrici: da un lato un ridimensionamento
numerico degli esercizi specializzati, dall’altro il continuo sviluppo in
tutte le aree del Paese della grande distribuzione. Il dato più evidente è la
progressiva riduzione dei piccoli negozi alimentari: il fenomeno è concentrato
soprattutto sui negozi specializzati, in particolare frutta e verdura,
macellerie e panetterie. Per l’area non alimentare tra il 2002 e il 2009 vi è
stata una crescita generalizzata di punti vendita (+33.126 unità) tra cui va
segnalato il comparto dei negozi di abbigliamento, calzature e cosmetici,
cresciuti grazie all’assorbimento ed alla regolarizzazione di lavoratori
migranti (+8.655 unità).
Per quanto riguarda
l’occupazione, le unità di lavoro standard
del commercio, considerato nella sua globalità, sono state nel 2009 circa 3,5
milioni. Di queste, la metà operava nel commercio al dettaglio, 1,1 milioni
nell’ingrosso e nell’intermediazione (33,2%) e il 16,7% nel commercio e
riparazioni di autoveicoli e nella vendita di carburante. I posti di lavoro
sono diminuiti del 2,3% con andamenti differenziati nei diversi comparti. Nelle
attività dell’ingrosso le unità di lavoro sono scese del 4,5%, ma perdite
significative ci sono state anche nel commercio al dettaglio (-1,3%) e in modo
più contenuto (-0,9%) nel settore auto.
Nel 2009 il valore aggiunto del
commercio ha segnato un risultato pesantemente negativo, con una flessione in
termini reali del 9,5%. Il settore maggiormente messo a dura prova dalla
recessione è stato l’ingrosso (-12,7%) ma risultati negativi sono stati
conseguiti sia dal comparto dell’auto, moto e carburanti (-9,5%), sia dal
commercio al dettaglio (-5,5%). Per il commercio si tratta del peggior
risultato dal 2002.