Botta e risposta tra Filcams-Cgil e Confcommercio sul
ruolo del terziario. Ad accendere la miccia sono state le parole del segretario
generale, Franco Martini, che, nel corso della seconda giornata del congresso
nazionale della Cgil, ha sottolineato che “la crisi che colpisce il terziario
rende oggi questo settore una delle più grandi fabbriche del precariato che
esistono nel nostro Paese”. Martini ha evidenziato che i più colpiti dalla
crisi nel settore sono proprio le “nuove generazioni, che non possono guardare
al futuro, senza contratti stabili nei grandi centri commerciali”. La replica
di Confcommercio è arrivata dal presidente della Commissione Lavoro di
Confcommercio, Francesco Rivolta: “le dichiarazioni di Martini ci stupiscono,
perché fanno riferimento ad un settore che sta lottando, nonostante la grave
crisi, per mantenere elevato il livello occupazionale e che da sempre
contribuisce in larga misura ad assorbire parte dei lavoratori espulsi da altre
realtà economiche. Un settore che offre opportunità di impiego ai giovani e
alle donne e che investe costantemente nella formazione, come dimostrato anche
dal pieno utilizzo, anno dopo anno, di tutte le risorse del fondo
interprofessionale del Terziario per la formazione continua”. “Le affermazioni
con cui si disegna il Terziario come popolato da donne e uomini invisibili nei
grandi centri commerciali – ha detto Rivolta - non possono e non devono
provenire proprio da chi conosce in modo capillare il settore e ha sottoscritto
con Confcommercio e le altri parti sociali il Patto per il lavoro, la stesura
del CCNL del 18 luglio 2008 e tutti gli altri accordi di questi ultimi mesi”.
“Non è possibile, infatti, che il Segretario generale della Filcams Cgil – ha
concluso Rivolta - ignori che la tipologia contrattuale utilizzata in questi
ambiti sia soprattutto il lavoro a tempo indeterminato (full time e part time)
e che il ricorso a contratti a tempo determinato, legato a esigenze
organizzative caratterizzanti le attività delle imprese avviene in percentuali
contenute nella media nazionale e al di sotto degli altri Paesi dell’Unione
Europea”.