Con l’art. 45, il Governo abolisce l’obbligo per il gestore di ritirare i certificati verdi in eccesso di offerta, con il fine di “ridurre i costi del sistema”: viene eliminata una voce di costo, generatasi in misura significativa a partire dal 2008, a causa appunto dell’«eccesso di offerta», posta a carico del gestore dei servizi elettrici e quindi della componente tariffaria A3 (pari a 630 milioni di euro per la competenza dello stesso anno 2008). L’art. 45 produrrebbe pertanto benefici sulla bolletta elettrica dei cittadini stimabili tra i 500 e i 600 milioni di euro annui.
Secondo Ascomac Cogena, l’associazione che rappresenta le imprese
operanti nei settori della costruzione e distribuzione di impianti di
cogenerazione e servizi per l'energia, invece, il provvedimento non
produce alcun vantaggio per le casse dello Stato, comportando invece gravi ripercussioni per il settore.
L’art. 45 ha ottenuto comunque
un importante risultato: evidenziare l’esistenza dell’eccesso di offerta di un
regime di sostegno - i certificati verdi - il cui valore si è deprezzato nel
tempo e che ha richiesto, nel 2008, una serie di interventi finalizzati a
stabilizzare il mercato.
Il vero problema da affrontare
con urgenza è piuttosto la causa che ha determinato l’eccesso di offerta dei
Certificati verdi, ritirati dal Gse, Società della quale, giova ricordarlo,
l’unico azionista è il Ministero dell'Economia e delle Finanze, che ne riversa
quota parte nella bolletta. Eccesso di offerta che ha
finito per penalizzare, questo
sì, i produttori “veri” di energia da fonti rinnovabili ed i consumatori
finali.
Secondo Cogena, l’ipotesi più ragionevole in questa fase sia quella di rinviare la modifica dell’art. 45 in oggetto, stralciandolo dalla manovra, senza tuttavia sospendere la finalità della riduzione dei costi del sistema.