L'Associazione ottici
optometristi della provincia di Cuneo è diventata referente nazionale e
coordinatrice del progetto Bimbovisione. Un riconoscimento meritato per
l'équipe che fa capo a Bruno Maestrelli, nel ruolo di responsabile, Cristina
Toffoli, Enrico Armando e Sabrina Prudenzano, in qualità di collaboratori, da
anni impegnata, nell'ambito del benessere visivo, di attività formative per gli
operatori del settore e di attività promozionali presso le scuole.
In quest’ultimo ambito rientra
il ciclo di conferenze nelle scuole elementari, partito proprio in questi
giorni a livello locale, per mettere in guardia contro le cattive abitudini,
spesso causa di eccessivo affaticamento visivo, contratte sui banchi di scuola.
“Alcuni screening effettuati in passato su alunni delle scuole elementari –
dice Maestrelli – hanno consentito di rilevare come il fenomeno della difficoltà visiva sia più diffuso di
quanto ipotizzato e come, con un attento lavoro di prevenzione, si possa
incidere positivamente sulla situazione”.
Il programma prevede una serie
di appuntamenti in cui un ottico optometrista indicherà a insegnanti e genitori
la postura ottimale da adottare, al fine di ottimizzare le condizioni di
utilizzo del sistema visivo, già ben sviluppato sin dai 6 anni di età e a
completa maturazione all'inizio dell'adolescenza. Gli incontri, avviati a
Bernezzo, Ceva e Narzole, proseguiranno il 25 a Caraglio, l'8 febbraio a
Cherasco, il 22 a Treiso, il 1° marzo a San Michele Mondovì, il 15 marzo a
Santo Stefano Belbo e il 15 aprile a Peveragno.
Gli optometristi forniranno
anche alcuni consigli pratici per mantenere la flessibilità e rilassare il
sistema visivo, sull'illuminazione corretta, sulla distanza ottimale per la
lettura di un testo, sulla posizione da mantenere davanti ad un foglio scritto,
alla tivù o allo schermo del computer, la necessità di protezione dai raggi UV
ed altro ancora.
Alla
base dell’iniziativa c’è un’attenzione troppo spesso scarsa ai problemi della
visione e una diffusione di difetti legati ad atteggiamenti scorretti e a
preconcetti nei confronti dell'uso degli occhiali. Ne consegue una situazione
di disagio attribuita dai diretti interessati, da genitori ed insegnanti, a
motivi diversi e a volte non oggetto di interventi solleciti.