Nei prossimi mesi, la Federazione Moda Italia presenterà
al Governo una proposta di legge per ristabilire i confini tra industria e
commercio. Se ne è parlato alla recente assemblea della Federazione tenutasi a
Venezia alla quale hanno preso parte il presidente nazionale della Federazione
Renato Borghi, la presidente regionale del Veneto Graziella Tabacchi Basevi, il
presidente provinciale di Venezia Giannino Gabriel e il presidente dell’Unione
Venezia Massimo Zanon. Tra i relatori l'amministratore delegato del Gruppo
Altana Barbara Donadon e il presidente del Sose, Società per gli studi di
settore, Giampietro Brunello. Era presente anche il neoassessore al commercio
della Regione Veneto, Isi Coppola.
Questo sarà l'anno degli studi regionali di settore su misura.
I criteri poggeranno su dati concreti, quali l'incidenza di un outlet sui
negozi tradizionali posti a 10-20 e 70 chilometri di distanza e il peso della
territorialità sugli affitti degli immobili commerciali.
“Presenteremo un nostro disegno di legge - ha dichiarato
Borghi - che renda chiari ruoli e regole degli outlet e che stabilisca in modo
netto cosa li differenzi da uno spaccio aziendale, così da impedire i tentativi
dell'industria di sostituirsi al terziario, senza averne gli stessi obblighi di
legge''.
È un settore che soffre, quello dei negozi che vendono
moda nei centri storici. Nel 1995, il 70% del mercato era appannaggio dei
dettaglianti indipendenti, ovvero dei negozi tradizionali. Nel 2009 la
percentuale è scesa al 38%. In provincia di Venezia i fatturati del 72% delle
ditte del settore (sempre negozi 'tradizionali') hanno segno negativo, mentre
in tutto il Veneto le vendite nei piccoli negozi sono calate del 6%.