Sebbene per i turisti stranieri
siamo sempre il paradiso dell'enogastronomia, come comportamento ci stiamo
spostando verso il modello alimentare anglosassone, con un consumo di spuntini
che riempiono il tempo tra un pasto e l'altro. È quanto emerge da un'indagine
Fipe-Confcommercio presentata al TTG Incontri-TTI a Rimini Fiera. Che dice
anche che gli italiani spendono per mangiare, tra casa e fuori casa, 9,70 euro
a testa al giorno: al netto dell' inflazione, solo due euro in più di
quarant'anni fa. E cresce la spesa per dolci e bevande, a dispetto di chi vede
gli italiani sempre più attenti al salutismo.
Le
famiglie spendono 212 miliardi di euro per mangiare, 142 tra le mura
domestiche. Oltre la metà di questi 142 miliardi viene assorbita dagli acquisti
di pane e cereali, carne (insaccati compresi) latte, formaggi e uova. Dolci e
bevande sono i prodotti in cui la spesa è cresciuta più velocemente nell'arco
degli ultimi due decenni (circa 20%). Gli aumenti di budget per frutta e
vegetali sono, al contrario, modesti. La spesa per i derivati dei cereali
(pasta in primis) è aumentata del 18%, mentre quella per la carne è scesa (-
9%). Più o meno la stessa la spesa per il pesce.
“Meno tempo per preparare i
pasti - ha commentato Edi Sommariva, direttore generale Fipe-Confcommercio,
presentando l'indagine – e meno attenzione alla tradizione alimentare e alla
stagionalità dei prodotti, stanno delineando uno scenario preoccupante per la
salute della popolazione, con il 43% degli italiani sovrappeso o obesi. Bisogna
intervenire subito prima che la situazione diventi drammatica, oltre che per
l'economia delle campagne, anche per le nostre tasche e che i risparmi sulla
spesa alimentare si trasformino in costi aggiuntivi per tutti a sostegno del
già costoso apparato socio-sanitario”.