Il presidente
di Federaicpa, Filippo Pavan Bernacchi, è intervenuto in rappresentanza dei
concessionari italiani di tutti i brand presso la decima Commissione del Senato
(industria, commercio, turismo) su normativa europea e incentivi. Nella prima
parte, circa il futuro quadro legislativo comunitario a disciplina del settore
della vendita e assistenza degli autoveicoli, Pavan Bernacchi ha espresso le
molte perplessità sugli attuali orientamenti della Commissione Europea. In
estrema sintesi, la Federazione è contraria al nuovo indirizzo che prevede di
ignorare la specificità del settore automotive. Pavan Bernacchi ha quindi
proposto di mantenere in essere l’attuale regolamento, in vigore, senza
interruzioni, dal 1985, apportantovi le migliorie dettate dall'esperienza. Il
presidente della Federazione ha fatto nel contempo presente che i clienti,
anche secondo uno studio recente, non hanno come unico obiettivo quello di
“pagare il prezzo più basso”, ma vogliono interfacciarsi con aziende dinamiche,
efficienti, che non creino loro problemi e che forniscano servizi di
consulenza, assistenza e fornitura celere dei ricambi. E questo non si può
ottenere solo attraverso una concorrenza “selvaggia”, che distruggerebbe i già
esigui margini e non consentirebbe ai dealer di operare i necessari e costanti
investimenti. L’azzeramento delle attuali regole avrebbe inoltre l’effetto di
acuire i problemi tra i concessionari e i costruttori.
Pavan
Bernacchi ha quindi fatto un rapido accenno agli incentivi del 2009 ribadendo
che, così gestiti, hanno creato danni superiori ai benefici. In questo momento
gli ordini sono calati di oltre il 50%, e sono a rischio 15mila posti di
lavoro. Dipendenti dei concessionari, non dei costruttori, che spesso non
beneficiano di alcun ammortizzatore sociale. Un problema dieci volte più grande
di Termini Imerese.
Il presidente di Federaicpa ha quindi richiesto una nuova audizione al Senato per illustrare i problemi dei concessionari italiani, schiacciati da una fiscalità iniqua, e inoltre di istituire un tavolo di lavoro permanente dove i concessionari italiani, che rappresentano il 6% del Pil, assumano la dignità di “parte sociale”.