Negli ultimi sette giorni, i prezzi alla pompa dei carburanti sono stati in controtendenza rispetto alle quotazioni internazionali del greggio: la benzina è aumentata di 0,5 centesimi al litro, mentre il gasolio è salito di 0,6 centesimi. E’ quanto risulta dall’Osservatorio settimanale Figisc.
“Nulla c’entrano in questo
risultato – dice la Federazione aderente a Confcommercio - le tensioni legate
allo sciopero, poi revocato, dei gestori: nelle due settimane precedenti
all’ultima l’industria petrolifera non aveva scaricato sul prezzo interno gli
aumenti del mercato internazionale (su 3,5 centesimi di aumenti Platt’s
benzina, infatti, ne erano stati scaricati solo 0,6 e 1,1 su aumenti di 3,1
centesimi per il gasolio) Nel panorama europeo dei prezzi, l’Italia - in una
classifica decrescente dal prezzo più caro a quello meno caro – mantiene la
posizione del settimo posto per la benzina e migliora dal nono al decimo posto
per il gasolio.
“Nell’ultima settimana, l’industria petrolifera ha recuperato sul prezzo al pubblico una parte dei margini perduti nelle due precedenti settimane, quando aumenti di qualche centesimo al litro delle quotazioni Platt's internazionali non sono stati trasferiti (o lo sono stati in misura molto marginale) sul prezzo alla pompa”, commenta Luca Squeri, presidente nazionale Figisc Confcommercio, che per i prossimi giorni prevede ancora qualche aumento: “nessuna speculazione, o turbativa dei prezzi derivanti dalla proclamazione dello sciopero dei gestori, dunque. Sulla base delle moderate variazioni delle chiusure del mercato internazionale dei prodotti lavorati di giovedì 16 settembre si prevede che i prezzi nei prossimi giorni rimangano stabili”.