Dalla scuole agli ospedali, dalle caserme alle aziende, sono montagne gli alimenti che vengono buttati nelle mense italiane. È infatti a tutt’oggi moltissimo il cibo per lo più cucinato (e quindi difficilmente riciclabile) che finisce nelle pattumiere. Le cifre, fornite dal centro studi della Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) parlano chiaro: si parla di 130 milioni di euro di alimenti buttati in un anno, il 20% circa su un totale di 700 milioni di fatturato. I maggiori sprechi riguardano le mense scolastiche, dove si arriva a toccare il 40% del totale.
“I bambini spesso lasciano le
pietanze che non gradiscono, si ammalano con maggiore facilità rispetto agli
adulti e inoltre, nelle scuole, i pasti arrivano già cotti e cucinati, dunque
devono essere consumati nel giro di poche ore” spiega Lino Stoppani, presidente
della Fipe.
Ma il fenomeno degli sprechi
delle mense è comunque presente anche negli altri settori. “Negli ospedali ad
esempio – fa notare sempre Stoppani - ci sono servizi dietetici ad hoc e i
ricoveri in linea di massima sono controllati. Però, anche qui, se le
grammature non corrispondono il paziente non mangia. Diverso in parte il
discorso per quanto riguarda le mense militari, quali quelle di polizia e
carabinieri, dove c'è un turn over molto alto e generalmente i congedi e le
assenze sono programmate. Quindi è più difficile che ci siano sprechi sui
pasti, cosa che del resto accade anche nelle mense aziendali".