“Ha ragione il viceministro allo Sviluppo economico,
Adolfo Urso, a ricordare che la promozione all’estero del made in Italy passa
anche per il progetto del marchio di qualità da assegnare a mille ristoranti
italiani nel mondo entro l’anno e a 10mila entro i prossimi tre”. Così il
presidente della Fipe, Lino Enrico Stoppani, sostiene l’iniziativa lanciata di
recente da Unioncamere con il coinvolgimento di alcuni Ministeri, dell’Isnart e
della stessa Federazione dei pubblici esercizi. “Il progetto di dotare di una
targa i ristoratori all’estero che offrono la cucina delle nostre tradizioni locali riconoscibile come
tale – prosegue Stoppani – nasce da una richiesta degli stessi operatori. I
nostri colleghi ristoratori all’estero ci hanno sollecitato a gran voce
l’esigenza di potersi distinguere da altri che di italiano hanno solo
l’insegna. Basti ricordare che su 100mila imprese che offrono piatti italiani
all’estero non più di 20mila rispettano gli elementi basilari della nostra
cucina tradizionale. Gli altri 80mila cercano di adattare al gusto della
clientela estera le nostre ricette locali, mistificandole anche nell’impiego
dei prodotti non italiani,
tradendo così il sapore originario di un piatto tipico e facendo quindi
una promozione non veritiera dell’arte culinaria. Questi ristoratori sono
equiparabili a chi commercia prodotti con marchi falsi. Per la riuscita di
questo progetto è importante che tutti contribuiscano con le proprie risorse,
compresi i soggetti dell’intera filiera agro-alimentare”.