Finita la tregua pasquale,
l’interesse dei mercati finanziari è tornato a concentrarsi sulla Grecia. Per i
titoli di stato di Atene è stato un vero martedì nero, con il fuoco alle
polveri dato da due indiscrezioni di stampa. La prima sull’intenzione del Paese
di rinegoziare l’accordo raggiunto in ambito Ue con lo scopo di ammorbidire le
condizioni poste per l’accesso ai prestiti, in particolare quelli dal Fondo
Monetario Internazionale. La seconda riguardava Eurostat, in procinto di
rivedere al rialzo le stime su debito e deficit pubblico di Atene. Due
indiscrezioni smentite da Atene, sia dai portavoce del governo e sia dal
ministro delle finanze, George Papaconstantinou. In mezzo il crollo dei titoli
pubblici greci e la flessione della borsa (-2%). Il rendimento dei titoli di
Stato decennali della Grecia è salito fino al 7,19%, ben 406 punti base sopra
il rendimento dei titoli decennali tedeschi. Nei fatti, il massimo dal
settembre 1998. Poi la retromarcia a quota 6,97%, livelli che comunque lasciano
il costo del servizio del debito su livelli molto elevati. Complessivamente, la
Grecia deve raccogliere, da maggio a fine anno, ben 32 miliardi di euro.
Così nelle sale operative
aumenta la sensazione che il mercato possa speculare al ribasso sulla Grecia
per “vedere le carte” come in una partita a poker. Lo scopo sarebbe quello di
costringere Atene a richiedere l’aiuto finanziario di ultima istanza al Fondo,
ma anche di vedere se arriveranno i prestiti bilaterali dai soci dell’Euroclub
che, in primis, dovranno farli digerire alla propria opinione pubblica.
Per ora l'unica cosa certa è
l’avvio della missione degli esperti del Fondo Monetario Internazionale, solo
assistenza tecnica per migliorare la gestione dei conti pubblici dal lato delle
entrate (che dovranno aumentare) e dal lato delle uscite (che dovranno
diminuire).