Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo sul federalismo fiscale di Regioni e Province e sui costi standard per la sanità
La riforma ha spiegato il
ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, “è un meccanismo che unisce e non divide,
che raddrizza l’albero storto della finanza pubblica. L’Italia è l’unico Paese
europeo che non ha finanza locale. Da noi è tutto centrale a parte qualche
tributo locale. Con il federalismo fiscale si raddrizza l’albero storto e
crediamo sia un meccanismo di riforma costituzionale”. Il ministro ha tenuto a
sottolineare anche che “il nostro obiettivo fondamentale è non aumentare la
pressione fiscale generale”. Parlando dei decreti attuativi del federalismo, il
ministro ha spiegato che “nella legge c’è un meccanismo di invarianza della
pressione fiscale”. Tremonti ha inoltre evidenziato che “il Consiglio dei
ministri chiude la fase fondamentale di definizione dei 7 decreti” di
attuazione del federalismo e che il processo del federalismo fiscale “è quasi terminato.
L’impressione è che stiamo cominciando - ha osservato - in realtà il processo è
quasi terminato”.
Nel merito, le Regioni potranno aumentare l’Irpef dell’1,4% nel 2013, dell’1,8% nel 2014 e del 3% nel 2015 ma non potranno farlo per i primi due scaglioni di reddito. Allo stesso tempo, non potranno diminuire l’Irap in caso di aumento dell’addizionale Irpef. Le Regioni potranno anche scegliere di modulare gli aumenti, a seconda degli scaglioni di reddito, salvaguardando però i primi due scaglioni. Ci potrebbe poi essere la compartecipazione all’Iva, al 45%. Per il fisco comunale, ha osservato il ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, “la conferenza unificata dovrebbe dare il parere in linea di massima la prossima settimana”. Dal canto suo, il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ha assicurato quelle del Mezzogiorno “non hanno nulla da temere”.