Si avvicina il via libera al piano di aiuti per l'Irlanda. Mentre Standard&Poor's taglia il rating sul debito dell'Isola, il governo di Dublino ha infatti varato l'attesa e draconiana manovra da 15 miliardi per riportare, da qui al 2014, i conti pubblici sotto controllo. Un primo doloroso ma fondamentale passo - secondo la Commissione europea - per ricevere i prestiti Ue-Fmi che, per il premier irlandese Brian Cowen, dovrebbero aggirarsi sugli 85 miliardi di euro e aver un costo (tasso) di circa il 6%. Intanto l'austerity continua a infiammare le piazze. Il Portogallo è stato paralizzato dallo sciopero generale indetto contro la manovra che sarà votata venerdì dal Parlamento. E a Londra gli studenti hanno protestato di nuovo contro i tagli.
I mercati - nonostante il rimbalzo delle Borse europee e dell'euro - continuano a mostrare scetticismo sul piano di salvataggio e i timori per un contagio della febbre irlandese ad altri Paesi euro restano fortissimi. Molti degli osservatori non hanno dubbi: la prossima vittima sarà il Portogallo. E la pressione sulla Spagna, dove gli spread sui titoli di Stato hanno toccato un nuovo record, resta altissima. Ma dai vertici della Ue arriva l'invito a fermare il vortice delle speculazioni. ''Viviamo ore gravi, ma bisogna calmare le acque e passare all'azione'', ha spiegato il presidente della Ue, Herman Van Rompuy. Per il quale, in base alla sua situazione economica e finanziaria reale, Lisbona non corre alcun pericolo: sta risanando i conti in maniera adeguata, non ha bolle
immobiliari e il suo sistema finanziario e' poco esposto. A dettare la linea, comunque, e' sempre la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che ha sottolineato come gli aiuti a Dublino saranno concessi solo a determinate condizioni, molto severe, che garantiscano un ritorno assoluto alla stabilità
finanziaria e a quella dei conti pubblici.