La fumata dal conclave dei
governatori delle banche centrali di mezzo mondo è arrivata ieri sera, dopo una
giornata di serrati lavori. L’accordo di Basilea3, che richiede requisiti più
alti di patrimonio alle banche, pur con molte concessioni e caveat, è oramai
scritto e mancano solo le firme dei Capi di Stato al G20 di novembre a Seul per
il definitivo via libera. Una piccola 'rivoluzione' che investirà il sistema
finanziario di tutto il mondo traendo lezioni dalla crisi ma che non porterà
danni alle banche italiane che, seppure non vantino indici altissimi anche se
in crescita, hanno una qualità del capitale migliore come mostrato dai dati 'in
trasparenza' forniti nei recenti stress test.
Nella sede della Bri a Basilea
banchieri centrali ed esponenti delle autorità di controllo di 27 Paesi,
riuniti nel consiglio dei governatori e nel comitato di supervisione bancaria,
hanno trovato il compromesso fra la volontà di una stretta da parte delle
autorità monetarie, i dubbi della Germania (la cui banca centrale si è infatti
detta soddisftta di aver tenuto conto le esigenze nazionali) e degli Stati
Uniti, i gridi di allarme delle lobby bancarie e i timori delle associazioni
industriali. Gli istituti di credito nel mondo dovranno così alzare
progressivamente i loro indici di patrimonio che la recente crisi ha
impietosamente mostrato troppo deboli e 'gonfiati' da strumenti e attività
rivelatisi senza valore. Ora l’asticella viene progressivamente spostata verso
l’alto seppure con gradualità, con il capitale azionario più riserve (common
equity) minimo che salirà dall’attuale 2% al 3,5% nel 2013 e al 4,5% a fine
2018. Solo in quell’anno, infatti, quando tutti sperano sia tornata la ripresa,
la nuova Basilea3 sarà pienamente a regime e al common equity si dovrà aggiungere
un 2,5% di cuscinetto anticiclico in modo da arrivare a una soglia del 7%. Il
CoreTier1 a quella data sarà del 6% contro l’attuale 4% anche se il mercato (e
le banche) già si sono adeguati a questo livello.
Il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, ha spiegato che il periodo di transizione permetterà “alle banche di raggiungere i nuovi standard e di continuare a supportare la ripresa economica”, assicurando “la stabilità di lungo termine”.