Medie imprese più virtuose, che
hanno retto meglio la crisi economica, ma che soffrono di una maggiore
pressione fiscale. Questo il risultato che emerge dall’edizione 2010 di “Dati
cumulativi di 2025 società italiane” curata dall'Ufficio Studi di Mediobanca.
In termini di ricavi, le medie imprese (vale a dire quelle con meno di 330
milioni di euro di fatturato e meno di 500 dipendenti) hanno registrato nel
2009 una flessione leggermente inferiore alla media (-16,3% contro il -16,5%
del campione totale dello studio e il -17,2% del manifatturiero). Meglio hanno
fatto anche in termini occupazionali: nel 2009 hanno tagliato 1.713 dipendenti,
per un calo percentuale inferiore di un punto (-1,7%) rispetto al -2,7% medio,
e nel triennio 2007-2009 hanno ridotto il personale dell'1,1%, meno del -2,9%
del totale delle 2025 imprese. Anche gli investimenti hanno tenuto: il calo
percentuale è stato del 7,8%, a fronte del 20% medio, uniche a non essere scese
ai minimi del decennio, con i disinvestimenti pari al 33% in percentuale sui
nuovi investimenti. Le medie imprese sono state infine le sole ad avere ridotto
i loro debiti complessivi, principalmente per effetto di un progressivo
disinvestimento del sistema bancario. La flessione del credito alle società di
media dimensione, secondo i dati analizzati nello studio, ha riguardato
soprattutto le scadenze a un anno, con un marginale accesso alle risorse a
medio-lunga scadenza (rispettivamente 882 milioni di rimborsi a fronte di 81
milioni di nuove erogazioni). I saldi a fine 2009 vedono prevalere i debiti a
breve per le medie imprese (64% del totale) e una situazione opposta per le
grandi (42% per l'insieme delle private e 19% per le pubbliche). Se a fine 2008
i debiti delle medie imprese verso il sistema bancario costituivano oltre il
98% del debito totale, nel 2009 la percentuale si è ridotta all’89,3%. Sul
fronte della tassazione, mentre l'aliquota fiscale media minima risulta essere
quella emersa dai bilanci delle società quotate, pari al 25,7%, le medie
imprese sono quelle che soffrono di più: nonostante nel 2009 la pressione
tributaria sia scesa di 1,2 punti percentuali, il 'tax rate' resta per loro il
più alto, pari al 34,8%. La loro penalizzazione è riconducibile essenzialmente
al maggior peso dell’Irap (imposta regionale sulle attività produttive), che
costituisce un importo pari al 41% dell'Ires (imposta sul reddito delle
società) contro un'incidenza del 32% circa registrata dai gruppi maggiori. E la
spiegazione risiede nella maggiore quota di valore aggiunto assorbita dai costi
di lavoro: è il 63% per le medie imprese, che hanno generalmente lavorazioni
più impegnative o altamente qualificate, mentre pesa solo per il 43% sui gruppi
maggiori.