Sono Nicola Massimo, Valentina Alescio e Josè
Sorvillo i vincitori del concorso
“Pizzo e usura” bandito dall’Ascom di Napoli e
dedicato agli alunni dell’Istituto
d’Arte “Umberto Boccioni” di Napoli. Ad annunciarlo sono
stati il commissario
dell’Ascom napoletana, Tullio Nunzi, e il dirigente
scolastico del Boccioni
Filippo Merla, alla presenza del presidente della Camera
di Commercio di Napoli,
Maurizio Maddaloni, e del presidente della Commissione
Politiche sulla sicurezza e
legalità della Confcommercio nazionale, Luca Squeri. I tre
ragazzi, valutati da una apposita commissione, hanno trasposto in fumetto due
story board forniti dall’associazione dei commercianti partenopei aventi ad
oggetto delle vicende usuali appunto di pizzo ed usura. “Si tratta – ha dichiarato
Nunzi – di una delle tante iniziative che abbiamo messo in campo come Ascom e
che culmineranno a breve con l’approvazione di un nuovo statuto che preveda
l’obbligo per l’associazione di costituirsi parte civile laddove un socio
denunci presso i suoi sportelli fenomeni di usura o di pizzo. Una formula già
sperimentata in
Sicilia, dove abbiamo contribuito a far arrestare tanti
mafiosi”. Investire sui giovani quindi anche attraverso il messaggio dell’arte,
come ha sottolineato Maddaloni, può rappresentare “un’idea vincente su cui
puntare anche in futuro. La criminalità organizzata è un carcinoma maligno con
metastasi estese ovunque. Che non uccide una singola impresa ma tutti noi,
imprenditori e cittadini”. “L’iniziativa - ha spiegato infine Squeri - rientra
del resto nel solco già tracciato dal protocollo d’intesa siglato tra
Confcommercio e Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per
la promozione della cultura e della legalità nelle scuole, intesa nelle sue
diverse declinazioni. “I costi sostenuti dalle imprese tra commercio e pubblici
esercizi per la criminalità – ha concluso Squeri – ammontano nel Sud al 4,7%
del valore aggiunto prodotto dal settore nel Mezzogiorno, 2,1 miliardi di euro
ovvero quasi la metà dei costi sostenuti in tutta Italia ovvero 5,2 miliardi
pari al 2,5% del valore aggiunto. In breve, un onere aggiuntivo per ogni
impresa di circa 3000 euro al mese”.