Nel 2009 il potere d’acquisto
pro capite italiano è scivolato sotto il livello del 2000. Lo rileva il
Rapporto annuale dell’Istat. In particolare, al netto dell’effetto dell’aumento
di popolazione, la discesa del potere d’acquisto delle famiglie è stata di
circa 3 punti percentuali in un biennio, “con un profilo simile a quanto
accaduto nella crisi del 1992-93”. La riduzione del reddito pro capite nel 2009
è risultata del 2,3% rispetto al 2000 che, in altri termini, è corrisposto ad
una perdita di oltre 300 euro per abitante ai prezzi del 2000. I consumi,
tuttavia, ne hanno risentito comparativamente meno perché contestualmente si è
registrata una riduzione della propensione al risparmio, scesa al 14% dal 14,7%
del 2008, al di sotto dei livelli di tutte le altre maggiori economie dei Paesi
dell’Unione monetaria.
Dal Rapporto emerge anche oltre
il 15% delle famiglie vive in condizioni di disagio economico, con una
percentuale che supera il 25% nel Mezzogiorno; una su tre non riesce a
sostenere spese impreviste, quasi una su due non può permettersi una settimana
di ferie lontano da casa, mentre ci si indebita sempre più. La crisi, tuttavia
- viene evidenziato - ha colpito le famiglie che già stavano peggio, tanto che
la maggior parte (il 60%) di quelle in condizioni di disagio economico lo era
già nel 2008.
Ma scorrendo le singoli voci di
disagio, tra il 2008 e il 2009 si nota come sia cresciuto il numero delle
famiglie indifese nel far fronte a spese impreviste (passate dal 32% al 33,4%
nella media nazionale), quelle in arretrato col pagamento di debiti diversi dal
mutuo (dal 10,5% al 13,6% di quelle che hanno debiti) e quelle che si sono
indebitate (salite dal 14,8% al 16,4%). Allo stesso modo sale al 40,6% (dal
39,4% del 2008) la quota di famiglie per cui una settimana di ferie in un anno
lontano da casa è solo un miraggio.
Un altro dato interessante che emerge dal Rapporto riguarda la pressione fiscale, che in Italia è salita al 43,2% nel 2009, aumentando di tre decimi di punto rispetto all’anno precedente (42,9% nel 2008) e ampliando lo stacco di oltre tre punti percentuali con la media Ue che l’anno scorso si è attestata al 39,5% (dal 40,3% del 2008).