Si avvicina una Pasqua non certo allegra per il turismo italiano. I dati resi noti da due Federazioni del sistema Confcommercdio, Fipe e Federalberghi, parlano chiaro. Vediamoli in dettaglio. Per Federalberghi saranno poco più di 10 milioni ( il 17,6%) gli italiani in vacanza che dormiranno almeno una notte fuori casa per Pasqua (rispetto al 22% del 2010). Tra questi, oltre il 90% resterà in Italia (rispetto all'85% del 2010), mentre l'8% andrà all'estero (rispetto al 14% del 2010). Per chi resterà in Italia, sarà il mare la scelta privilegiata (37,6% delle preferenze rispetto al 40% del 2010), seguito dalla montagna al 29% (25% nel 2010). In calo le località d'arte maggiori e minori che toccheranno il 14,7% (18,9% nel 2010), mentre il 3,9% andrà in località lacuali ed un 1,5% in località termali e del benessere. Per chi invece preferirà l'estero, spiccano le capitali europee con il 50,4% dei consensi (61,8% nel 2010), seguite dalle località di mare con il 22,7% (26,5% nel 2010). L'albergo mantiene la testa della classifica con il 33% delle preferenze (34% nel 2010), seguito dalla casa di parenti o amici con il 21,6% (rispetto al 21%) e dalla casa di proprietà col 18,8% (rispetto al 20,5%). Un leggero calo, infine, si registrerà per gli agriturismo con il 5,6% rispetto al 5,9% del 2010. La spesa media pro-capite (comprensiva di trasporti, cibo, alloggio e divertimenti) quest'anno si attesterà sui 309 euro rispetto ai 305 del 2010 generando un giro d'affari di 3,27 miliardi (rispetto ai 4,05 miliardi del 2010) per un decremento del 19%. Nel dettaglio, chi resterà in Italia spenderà in media 287 euro (rispetto ai 272 del 2010), mentre chi andrà oltreconfine spenderà una media di 637 euro a persona (rispetto ai 502 del 2010). La durata media della vacanza, infine, si attesterà sulle 3,5 notti rispetto alle 3,8 notti del 2010. Un'ultima annotazione riguarda gli italiani che non faranno nemmeno un giorno di vacanza a Pasqua. Complessivamente si tratta di circa 50 milioni di persone: il 41,5%, pari ad oltre 20 milioni (rispetto ai 18 milioni del 2010), ha dichiarato di non potersi permettere una vacanza per "mancanza di soldi". Federalberghi commenta questi dati sottolineando la "battuta d'arresto nella capacità di spesa, che va al di là di ogni aspettativa e ci induce a compiere una attenta riflessione sulla situazione dei consumi turistici interni". "Il decremento del giro d'affari prodotto dalla clientela italiana è ancor più preoccupante - continua la dederazione - se visto nella prospettiva della mancanza del 'ponte' del 25 aprile, assorbito dalla Pasquetta e dal successivo 'ponte' del primo maggio che quest'anno cadrà di domenica. L'unica motivazione checi sentiamo di avanzare deriva da un'eccessiva preoccupazione che pervade i nostri connazionali, determinata dalla crisi economica mondiale che sta in queste ore rialzando il livello di guardia con il rischio declassamento del debito USA. Ciò a fronte di un sistema alberghiero che ancora una volta ha lasciato ferme le proprie tariffe, proprio per venire incontro alle difficoltà finanziarie delle famiglie italiane, segnale invece prontamente colto dalla clientela internazionale che sempre per le festività pasquali mostra invece chiari segnali di ripresa"."L'auspicio - conclude Federalberghi - è che all'indomani di queste festività governo ed imprese aprano un sereno confronto volto a stabilire alcune priorità senza le quali il sistema turistico nazionale rischierebbe di vedere compromessa anche la prossima ed altrettanto imminente stagione turistica estiva".Quanto alla Fipe, dall'indagine realizzata da Axis Research emerge infatti che domenica prossima sarà occasione di un viaggio vero e proprio di vacanza solo per il 7,3% circa degli italiani e che di questa piccola percentuale il 90% rimarrà in Italia. Il 29,2% si concederà almeno una gita quotidiana, dunque senza pernottamento, mentre il rimanente 63,5% (+1,5% sull'anno scorso) non varcherà l'uscio domestico, lasciando però aperta la porta per amici e parenti. Fra quelli che si concederanno la gita di un giorno, il ristorante verrà scelto dal 6%. Si tratta comunque di 3,6 milioni di persone, fondamentalmente nuclei familiari composti da nonni, genitori, e figli. In pratica, andrà al ristorante il 6,5% di tutti gli italiani con oltre 64 anni; il 7,5% di tutti i 45-54enni e il 6,5% dei giovanissimi fra i 18 e 24 anni. In questo contesto risulta che la scelta del "fuori casa" è preferita con valori sopra alla media nel Nord e Centro Italia. Quelli che sceglieranno il ristorante si orienteranno per un menu tutto compreso proposto dal ristoratore (solo il 29% sceglierà alla carta) per una spesa di valore medio familiare da 98 euro e un aggregato da 140 milioni. Nell'ordinazione non mancheranno agnello, uova, colomba e uovo di cioccolato. Pietanze tradizionali, ma con l'aggiunta di qualche primizia come fragole e asparagi, anche per chi mangerà a casa e con la spesa fatta preferibilmente al supermercato. Per i dolci, invece, la scelta sembra ricadere nel 40% dei casi su qualcosa di tradizionale, ma alternativo. E così un dessert della propria zona preso anche in pasticceria è preferito alla classica colomba industriale. Al pranzo solo il 13% degli italiani arriverà comunque dopo una colazione particolarmente abbondante, dolce e salata assieme. Alla tavola del primo mattino si siederanno soprattutto i giovani fino a 44 anni e quelli che vivono al Centro (19%) e al Sud (15%). Neanche il lunedì dell'Angelo sembra diventare occasione di una gita. Molto più della metà (58%) vi rinuncia. Più precisamente, il 49% del campione starà in casa propria, il 7,8% andrà in casa di amici, mentre l'1,2% andrà nel ristorante abituale pur di non rimanere solo. Ne consegue un'attenzione particolare alla spesa, come dimostra l'83,5% del campione intervistato che cercherà di contenere il bilancio economico della giornata a un livello uguale se non inferiore a quello dello scorso anno; il 9,5% si concederà una spesa più generosa, mentre il 7% non ha proprio fatto previsioni. "La massima elevazione del Santo Padre che ha lasciato nel suo pontificato un segno fortissimo - è il commento di Lino Stoppani, presidente Fipe - sta facendo rivivere nelle famiglie l'evento della Resurrezione nella sua natura più modesta e riflessiva. Spero però che a questo non si sommi una difficoltà economica delle famiglie che ci allontanerebbe da una ripresa di cui tutto il Paese ha bisogno".