Prima la stoccata (“dire che
bisogna fare come la Germania è superficiale, è roba da bambini”); poi la
precisazione (“nessun attacco e nessuna allusione”, ma “semplicemente un
richiamo alla realtà e al buon senso”): le parole pronunciate venerdì scorso a
Seul dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi, hanno trovato ancora eco a
Cernobbio dove il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, ha chiuso la tre giorni
del workshop Ambrosetti.
Il titolare dell’Economia,
parlando alla platea di imprenditori e manager in un intervento a tutto campo
eccezionalmente aperto ai giornalisti, ha sottolineato anche che per l’Italia
“non c’è emergenza autunnale, ma esigenza di cambiare'” e '”di redigere, in
forma politica, il nostro programma di riforma”. Ma il responsabile del dicastero
di Via XX settembre ha sostenuto pure che per lo sviluppo economico
“naturalmente è necessario un ministro”. E, nell’esplicitare il suo pensiero,
ha invitato “a essere un po' meno dialettici e meno superficiali in queste
discussioni”. Il ministro ha sottolineato, inoltre, che “dobbiamo essere
all’altezza del tempo non semplice che abbiamo davanti, definire nei prossimi
10 anni qual è il bene comune di questo Paese di cui sappiamo quali siano le
complessità e i problemi di competitività”. Tornando alla questione tedesca
Tremonti ha rimarcato che “non ci vuole un genio che ci dica che dobbiamo fare
come la Germania” rilevando poi che il nostro Paese ha “la seconda manifattura
in Europa”.
Tremonti ha affrontato poi anche il problema del Sud, che “è una questione nazionale” per la quale “va fatta una regia di concertazione su obiettivi strategici” non senza dimenticare di ricordare che nel Mezzogiorno “c’è anche un drammatico problema di classe dirigente”.