Serve “un patto per la crescita,
l’occupazione e lo sviluppo” e c’è bisogno di “più convergenza e unità”. Carlo
Sangalli, presidente di Confcommercio, lo ha detto chiudendo i lavori del Forum
dei giovani imprenditori che si è
tenuto a Venezia.
“Un Patto - ha spiegato - che
abbia come obiettivo fondamentale la modernizzazione dell’economia e della
società italiane. Un progetto condiviso, che contribuisca alla costruzione di
un’Italia più ambiziosa e migliore. Un’Italia, cioè, che cresca di più, che
cresca meglio” e “con maggiore coesione sociale e territoriale”. Per questo, ha
scandito Sangalli, “l’interruzione anticipata della legislatura non può essere
che una soluzione di ultima istanza. Se si rinnoveranno intese programmatiche
di maggioranza e se queste intese saranno soprattutto fondate sull’apertura di
una fase di straordinario impegno per la maggiore e migliore crescita del
Paese, si vada avanti”.
Secondo il presidente di
Confcommercio, l’autunno che sta per arrivare sarà per l’economia e per i
consumi “sostanzialmente in linea con un 2010 che appare come un anno di
difficile transizione dalla recessione al ritorno alla crescita”. L’economia
del nostro Paese “crescerà, a consuntivo del 2010, poco meno o poco più
dell’1%. Il consuntivo dei consumi delle famiglie - ha sottolineato - potrebbe
essere ancora più modesto. La situazione è nota: c’è un incoraggiante dinamismo
dell’export manifatturiero, ma la domanda interna langue”. Problemi che,
sommati alla disoccupazione, alla produttività stagnante, alla competitività
difficile e alla crescita lenta, “sollecitano uno straordinario impegno del
Governo, del Parlamento, delle istituzioni tutte, delle forze politiche e
sociali”
Il 'patto', ha quindi insistito
Sangalli, è necessario: “penso che partire dal riconoscimento di come è oggi
effettivamente fatta l’economia reale del nostro Paese sia necessario per
individuare soluzioni che consentano a tutte le imprese - piccole, medie e
grandi ed in ogni settore - di meglio competere e di crescere” per “riassorbire
disoccupazione e per costruire nuova occupazione. Di crescere - ha sostenuto
ancora - attraverso robusti incrementi di produttività, anche per rafforzare il
reddito dei lavoratori"” Per Sangalli “il patto sociale italiano del
nostro tempo deve riconoscere la centralità crescente, il protagonismo
crescente di quel 'popolo del fare impresa, che si esprime nell’esperienza di
Rete Imprese Italia. E'’una nostra responsabilità, ma pensiamo che sia anche
un’opportunità per il Paese”.
Il tempo a disposizione è poco:
“c’è anzitutto da riaffermare - sulla base di una rigorosa tutela della
legalità e della sicurezza - una salda etica pubblica. Senza di essa, infatti,
non vi è crescita robusta, non vi è sviluppo duraturo. Vale per l’intero Paese.
Vale particolarmente per il nostro Mezzogiorno. Un Mezzogiorno che, da otto
anni consecutivi, cresce meno delle altre aree del Paese, in un’Italia che,
tutta insieme, cresce davvero troppo poco”. Il 'patto', ha poi detto Sangalli,
dovrà anche farsi carico della “questione generazionale. Della disoccupazione
giovanile al 27%. Dei due milioni di giovani che non studiano e che non
lavorano”.