Un ombrellone aperto, ragazzi in
tenuta da bagnino con la classica maglietta rossa e la scritta 'salvataggio': è
la protesta inscenata a Roma dai lavoratori delle strutture balneari di fronte
al Ministero dell’Economia. Le sigle della categoria, il Sib Fipe-Confcommercio
e la Fiba-Confesercenti, hanno chiesto in sostanza al Governo una diversa
rimodulazione dei canoni demaniali, più equa, anche perché quelli attuali
presentano forti disparità sul territorio. Sulle 28mila imprese presenti in
Italia, hanno spiegato i sindacati, un migliaio è stato pesantemente colpito in
questi anni dagli effetti delle misure contenute nella Finanziaria 2006. Queste
strutture la prossima estate non saranno in grado di iniziare a lavorare, con
conseguenti inevitabili licenziamenti del personale, privando dei servizi
lunghi tratti di litorale, che rimarranno in uno stato di totale abbandono. Nel
periodo 2007-2010, hanno ricordano Sib e Fiba, i canoni demaniali marittimi
hanno fatto registrare un “incremento sproporzionato rispetto a quelli versati
nel 2006”. Per questo serve una revisione dei canoni che se anche aggraverà i
costi di qualcuno, alleggerirà invece quelli giudicati troppo onerosi di altri.
Questa redistribuzione potrebbe anche consentire un aumento del gettito di circa
il 70%, pari a circa 100 milioni in più per lo Stato.
Una delegazione è stata ricevuta
dal sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas.