L’emendamento che il relatore di
maggioranza, Maurizio Castro, ha presentato al ddl lavoro, che ha di fatto
“cancellato” la modifica ottenuta dal Pd nel passaggio del provvedimento alla
Camera con l'emendamento Damiano, ha riacceso la polemica sull’arbitrato. Il
lavoratore deciderà al momento della sottoscrizione della clausola
compromissoria se affidare ad un arbitro, o meno, la risoluzione delle sue
controversie future, e non già quelle insorte (ad eccezione del licenziamento)
con il datore di lavoro. “Le commissioni di certificazione accertano – recita
l’emendamento del relatore - all'atto della sottoscrizione della clausola
compromissoria, l’effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le
eventuali controversie nascenti dal rapporto di lavoro”. “L’uso dell'arbitrato
– ha spiegato lo stesso Castro- da fatto che si decideva di volta in volta
diventa un fatto generale e perpetuo, sempre accertata la volontà delle parti.
Passiamo così da un modello antagonista ad un modello fiduciario”. Secondo Giuliano
Cazzola, vice presidente della Commissione Lavoro della Camera e già relatore
del provvedimento, “sull’arbitrato la sinistra e la Cgil continuano a
strumentalizzare il messaggio di rinvio alle Camere del collegato lavoro del
Capo dello Stato. “Il Presidente della Repubblica – ha detto Cazzola - ha posto l’esigenza che la
sottoscrizione della clausola compromissoria corrisponda ad un'effettiva
volontà del lavoratore all’atto dell'assunzione quando la sua posizione versa
in una condizione di oggettiva debolezza”. “Alla Camera – ha osservato ancora
Cazzola - la maggioranza si è fatta ampiamente carico di queste osservazioni,
aggiungendo ulteriori garanzie rispetto a quelle già previste, che si muovono
comunque in un contesto fortemente presidiato dalla contrattazione collettiva.
Sono state escluse le controversie in materia di risoluzione del rapporto di
lavoro; è stata prevista la possibilità di farsi assistere da un legale o da un
sindacalista davanti alle commissioni di certificazione, che hanno il compito
di accertare l'effettiva volontà delle parti; è stato vietato di pattuire e
sottoscrivere clausole compromissorie prima che siano trascorsi il periodo di
prova o comunque 30 giorni dalla stipula del contratto di lavoro”. Una posizione
condivisa anche dal leader della Cisl Raffaele Bonanni: “L’emendamento al ddl
collegato sul lavoro non modifica la libertà del lavoratore perché la scelta se
ricorrere o meno ad un arbitro avviene comunque dopo la sua assunzione”. “Viene
comunque meno – ha detto Bonanni - il ricatto cui sarebbe stato sottoposto il
lavoratore”. Assolutamente contrari all’emendamento il Partito Democratico e la
Cgil: “Se l'orientamento del governo non si modificasse in vista della
discussione parlamentare – ha detto il segretario confederale della Cgil,
Susanna Camusso - dovremmo arrivare ad azioni di lotta, senza escludere lo
sciopero generale”. Per il
vicepresidente della Commissione Lavoro, il senatore Pd Tiziano Treu, “c’è un problema istituzionale, visto
che non sono state ascoltate le obiezioni avanzate dal Presidente della
Repubblica. In più, la norma, così come è stata modificata, peggiora
ulteriormente l'arbitrato e dimostra che il governo, nel momento della crisi,
cerca di destrutturare ulteriormente i diritti dei lavoratori, invece di
aumentare le tutele”.