Secondo un’indagine svolta su un
campione di circa sedicimila stranieri da Ismu, Censis e Iprs per il ministero
del Lavoro e delle Politiche Sociali vivono in Italia in media da sette anni,
hanno titoli di studio paragonabili a quelli della popolazione italiana (il
40,6% è diplomato o laureato, rispetto al 44,9% degli italiani), nel 32% dei
casi hanno sperimentato in passato forme di lavoro irregolare (dato che sale al
40% al Sud), e oggi il 29% fa l’operaio, il 21% è colf o badante, il 16% lavora
in alberghi e ristoranti, con una retribuzione netta mensile che nel 31% dei
casi non raggiunge gli 800 euro. Gli immigrati presenti in Italia sono poco
meno di 5 milioni, aumentati negli ultimi quattro anni di quasi 1,6 milioni
(+47,2%), con un forte incremento sia dei residenti (+56,5%), sia dei regolari
che non risultano ancora iscritti in anagrafe (+48,7%). Gli irregolari sono
invece 560 mila, pari all’11,3% degli stranieri presenti sul nostro territorio.
Il 77% degli immigrati maggiorenni svolge in Italia un’attività lavorativa
regolare. Più di due terzi sono impiegati nel settore terziario, nell’ambito
dei servizi (40,7%) e del commercio (22,5 I mestieri più ricorrenti sono:
addetto alla ristorazione e alle attività alberghiere (16%), assistente
domiciliare (10%, ma 19% tra le donne), operaio generico nei servizi (9%),
nell'industria (8,3%, ma 11,5% tra gli uomini) e nell'edilizia (8%, ma 15,3%
tra gli uomini). Tra le figure meno diffuse vi sono quelle più qualificate: le
professioni intellettuali (2,4%), gli operai specializzati (2,2%), i medici e
paramedici (1,7%), i titolari di impresa (0,5%) e i tecnici specializzati
(0,2%). Dal punto di vista della condizione lavorativa, prevalgono gli occupati
a tempo indeterminato (sono il 49,2% del totale), il 24,8% ha un impiego a
tempo determinato, il 9,7% svolge un lavoro autonomo o ha un’attività
imprenditoriale. La metà degli immigrati che lavorano in Italia dichiara di
percepire una retribuzione netta mensile compresa tra 800 e 1.200 euro, il 28%
ha un salario inferiore, compreso tra 500 e 800 euro, il 3% guadagna meno di
500 euro. Solo il 13,3% ha una retribuzione netta mensile che va da 1.200 a
1.500 euro, e appena l’1,2% guadagna più di 2.000 euro.