Il mercato del falso in Italia ha fatturato nel 2009 oltre
7 miliardi di euro, sebbene la Guardia di Finanza abbia sequestrato quasi 113
milioni di prodotti contraffatti. La cifra dà un’idea delle dimensioni che ha
assunto il fenomeno della riproduzione di prodotti di lusso, come pure di merci
di largo consumo, dal punto di vista economico e sociale. Il dato è stato
riferito dal ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, intervenuto a
Roma all’incontro organizzato da Confindustria per la Giornata nazionale
anticontraffazione. “Il danno per le imprese - ha detto il ministro -
soprattutto per quelle medie e piccole che costituiscono il tessuto produttivo
del Paese, è consistente sia in termini di mancate vendite e di riduzione del
fatturato sia per le ingenti spese che le stesse si vedono costrette a
sostenere a tutela dei loro diritti di proprietà industriale e che, altrimenti,
potrebbero essere destinate a nuovi investimenti o a progetti di innovazione e
ricerca”. Ma la contraffazione, ha proseguito il ministro, “incide
negativamente anche sulla libera concorrenza e il buon funzionamento dei
mercati, danneggiando la competitività e alimentando, al contempo, i flussi
finanziari dell'economia illegale e della micro e macro criminalità”. Da qui il
richiamo di Ronchi anche al consumatore: chi compra merce contraffatta aiuta la
mafia. “Il fenomeno ha, inoltre, gravi conseguenze per il bilancio dello Stato:
oltre 5 miliardi di euro di perdite tra imposte dirette e indirette pari al
2,5% del totale del gettito e non meno gravi sono le distorsioni sul mercato
del lavoro connesse allo sfruttamento della manodopera illegale che sottrae
posti di lavoro all'economia regolare: 130mila risultano, secondo gli ultimi
dati, le unità impegnate nella filiera del falso”. Ma le conseguenze forse più
pericolose, ha aggiunto il ministro, “riguardano l’incolumità del consumatore,
i rischi per la sua salute e per la sicurezza strettamente legati all'acquisto
di alimenti, farmaci, cosmetici e giocattoli contraffatti”. A livello mondiale
la contraffazione muove un fatturato da 500 miliardi di euro. “Secondo l’Ocse -
ha sottolineato Ronchi - nel mondo vengono annualmente contraffati prodotti per
un valore di 200 miliardi di dollari, pari a circa il 7% del commercio
internazionale. Ma la stima risulterebbe assai più elevata se tenesse conto
anche dei prodotti acquistati entro i confini nazionali e di quelli venduti
illegalmente via internet”. Un tema trattato in Europa come una vera emergenza.
“Nell’Ue la contraffazione sottrae ogni anno alle imprese manifatturiere circa
6 miliardi di euro - ha detto Ronchi - Bisogna intervenire. Ma hanno tutti la
stessa determinazione e lo stesse interesse a farlo? Hanno tutti un 'Made
in...' da difendere, un marchio o una griffe da tutelare? Hanno tutti
l'interesse a fare etichettare le merci per attestarne la provenienza? L'Italia
certamente sì”. “A livello nazionale - ha proseguito Ronchi - sono state
adottate misure significative: l'Italia ha la legislazione più avanzata e
severa nella lotta alla contraffazione. Purtroppo alcuni Stati Ue sembrano
frenare iniziative per contrastare efficacemente questo fenomeno, perché i loro
interessi sono focalizzati sul 'traffico dei prodotti' e dunque per essi
risulta economicamente rilevante far transitare quanta più merce possibile nel
mercato interno, attraverso le loro frontiere doganali. I flussi di prodotti
illeciti si sono, infatti, spostati verso i porti di Barcellona, Amburgo,
Rotterdam e del nord Europa mentre sono diminuiti del 40% nel porto di Napoli”.
Ronchi si è impegnato a “proseguire lungo la strada di una più profonda
armonizzazione europea, anche riguardo all'introduzione di disposizioni di
carattere penale, peraltro già previste nella proposta modificata di direttiva
attualmente bloccata in Consiglio”. Ma la lotta contro la contraffazione pone
un’altra esigenza: “migliorare il coordinamento operativo delle azioni di
contrasto a livello europeo. Eurogol-Eurojust costituisce oggi l’unico momento
di specie che tuttavia riguarda solo operazioni di particolare dimensione
investigativa”. Ronchi propone allora di ottimizzare le competenze in capo a
strutture già operanti in seno alla Commissione, quali l’Olaf, l’ufficio
europeo per la lotta alle frodi ma strettamente connesse ai fondi comunitari.