Sono oltre 101.000 le imprese aderenti al fondo For.Te,
fondo interprofessionale per la formazione continua nel terziario, con un
aumento del 17,7% tra giugno 2008 e giugno 2009 e circa 1,2 milioni di
lavoratori interessati. E’ quanto emerge dal secondo Rapporto For.Te 2007-2009,
presentato venerdì a Roma nel corso del convegno “Formazione e occupazione: il
contributo di For.Te”, secondo il quale nel periodo sono state erogate quasi 7
milioni di ore di formazione. Da giugno 2008 a giugno 2009 le aziende che hanno
scelto di indirizzare lo 0,30% del monte salari al Fondo For.Te sono aumentate
di 15.150 unità (+17,7%). Nello stesso tempo, il numero dei lavoratori
beneficiari degli interventi del Fondo è aumentato di 121.170 unità (+11,5%).
Gli aderenti a For.Te. sono rappresentativi della realtà imprenditoriale del
terziario che si compone di grandi, medie ma soprattutto piccole aziende. Dal
suo avvio (2004) For.Te. ha erogato oltre 340 milioni di euro mentre solo con
l'ultimo avviso del 2009 ha messo a disposizione della formazione nel terziario
92.345.844 euro. “Il 2010 è nato - ha spiegato Sergio Rebecca,
presidente del fondo For.Te.- all’insegna del consolidamento delle posizioni
raggiunte. Con l’apporto di tutte le componenti si tratta di raccordare ancora
meglio i tempi del fondo con quelli delle imprese e di tutti i soggetti con cui
For.Te. dialoga al fine di garantire un sostegno che, integrato con gli altri,
possa supportare la fase della ripresa economica”. “Siamo consapevoli – ha
concluso Rebecca - che tale obiettivo potrà essere conseguito solo operando in
una visione dinamica orientata all'adeguamento continuo di strategie, metodi e
strumenti”. “I risultati finora raggiunti -ha affermato Eleonora Pisicchio,
direttore del fondo For.Te.- costituiscono per noi non un punto di arrivo, ma
un punto di partenza, raccogliendo l'invito delle istituzioni per contribuire a
dare risposte concrete alla sfida che le grandi innovazioni in atto nel settore
della formazione impongono”. “Parlare di formazione - ha spiegato Michele Tiraboschi,
giuslavorista e consigliere del ministro del Lavoro- significa guardare al
futuro, mentre attualmente significa che esiste qualcuno che forma altre
persone. Ebbene, si deve ribaltare questo concetto. In realtà la formazione
deve essere fatta meno in aula e più in azienda, abbandonando la veste
scolasticistica. Del resto la formazione si verifica a livello finale e la
competenza acquisita deve essere attestata non da un insegnante, ma da colui
che e' intenzionato ad assumere quella determinata risorsa umana”. “Il governo
- ha ricordato Tiraboschi- sta costruendo un quadro dei fabbisogni
professionali e chiede, anche al fondo For.Te. di dare il suo contributo per
uscire dalla crisi”. E Francesco Rivolta, presidente della Commissione
sindacale e tematiche del lavoro di Confcommercio, ha ribadito che “gli effetti
della crisi li avremo tutti davanti a noi proprio ora”. “Gli investimenti nei
consumi -ha ricordato Rivolta - sono ancora molto deboli. Dal 2007 la capacità
di acquisto delle famiglie è in calo e il trend continua perché hanno visto
peggiorare la loro situazione patrimoniale. Per questo occorre promuovere una
serie di politiche attive del lavoro ed entrare in una forte stagione
riformista senza costi”.