“La manovra varata dal Governo comporta l’elevato rischio
di un impatto negativo sulla crescita economica”. Così il presidente di Sezione
della Corte dei Conti, Gian Giorgio Paleologo, nella relazione sul rendiconto
generale dello Stato. La Corte, in particolare, ha messo in evidenza “alcuni
aspetti critici della manovra, che attengono all'articolazione e alla
problematicità dei singoli provvedimenti”. Il primo aspetto critico è quello
del rischio di “un impatto negativo sulla crescita economica e, di conseguenza,
il rischio di un assottigliamento degli effetti attesi sul disavanzo,
soprattutto per via della flessione del gettito fiscale connessa ad un più
basso livello di attività economica”. Inoltre, la Corte dei Conti avverte come
“non sia priva di rischi nemmeno la stima circa gli effetti di risparmio attesi
dai tagli lineari alle spese delle Amministrazioni statali; ed ciò con riguardo
sia alle spese per consumi intermedi, sia alle spese di investimento, per le
quali l’effetto stimato sembra troppo rapido”. Quanto ai provvedimenti in
materia di pubblico impiego, la Corte sottolinea come “le misure di blocco
delle procedure negoziali e degli automatismi” siano “molto impegnative” e,
soprattutto, “debbano essere rese coerenti con i percorsi già positivamente
avviati in tema di revisione delle regole per i rinnovi contrattuali ed anche
in tema di erogazione selettiva dei trattamenti accessori”. Per quanto riguarda
le misure destinate a ridurre la spesa delle amministrazioni locali, “alle
quali è chiesto un contributo al riequilibrio dei conti pubblici pari a circa
il 50% dell'intera manovra 2011-2012”, si tratta, dice la Corte, di un “taglio
ambizioso la cui realizzabilità e sostenibilità è messa in dubbio dalla
distribuzione dei suoi effetti tra enti e dall’interazione con un meccanismo
come il Patto di Stabilità interno, che si applica in modo indifferenziato ad
un universo molto ampio e con caratteristiche gestionali molto variegate”.