La crescita del Pil, per quest’anno e anche per il
prossimo, non si discosterà di molto dall'1%, anche a fronte del rallentamento
che sta ora registrando l'export. E’ questa la prospettiva indicata dal
Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nel suo intervento alla Giornata
mondiale del Risparmio. “Le prospettive per la crescita del PIL, quest'anno e
il prossimo, non si discostano di molto dall’1 per cento. Nel primo semestre
essa ha tratto beneficio dall'aumento delle esportazioni, che stanno ora rallentando”.
Secondo il Governatore, per imboccare un cammino di sviluppo “serve il
contributo della domanda interna: quel circolo virtuoso che da consumi evoluti
e investimenti lungimiranti porta a redditi alti e diffusi, e ancora a consumi
e benessere”. “Oggi i consumi ristagnano - ha evidenziato Draghi – perché i
redditi reali delle famiglie non progrediscono e vi e' una diffusa incertezza
sul futuro”. “Se il sistema bancario italiano ha resistito meglio di altri alla
crisi finanziaria mondiale del 2007-2008, la recessione che ne è conseguita ha
invece investito con forza la nostra economia, riportandone indietro il
prodotto annuo, nel 2009, sui volumi di 9 anni fa; le difficoltà delle famiglie
e delle imprese si riverberano ora, come abbiamo visto, anche sulle banche. Ma
quel processo di ammodernamento del sistema produttivo che avevamo iniziato a
intravedere a metà degli anni 2000 non pare essersi interrotto con la crisi”.
Draghi ha poi parlato di Basilea 3 che, secondo il Governatore, non sottrarrà
finanziamenti alle Pmi, ma “per sostenere la redditività è imperativo per le
banche incidere sui costi”. “Per i finanziamenti alle piccole e medie e imprese
- ha sottolineato il numero uno di via Nazionale - il trattamento privilegiato
già oggi previsto per il calcolo dei requisiti patrimoniali è confermato. Il
capitale delle banche più piccole, che prevalentemente assistono le Pmi, è già
ampiamente superiore ai nuovi requisiti regolamentari”. Le banche del nostro
Paese sono in buona forma, anche se “la profittabilità è in diminuzione”. “Gli
stress test - ha rilevato Draghi - hanno confermato l'elevata capacità di
resistenza dei principali intermediari italiani”. Ma non c'e' tempo di riposare
sugli allori. Le nuove regole richiederanno “un rafforzamento significativo del
patrimonio; ma il lungo periodo previsto per l'adeguamento - ha aggiunto il
governatore - allevia il rigore della riforma”. Con un’avvertenza, “per
sostenere la redditività e' imperativo incidere sui costi", senza
"cedere a strategie che comportino rischi eccessivi o la richiesta di
esorbitanti commissioni alla clientela meno informata o in difficoltà”. “Per
questo - ha concluso Draghi - la Banca d’Italia vigilerà affinché le politiche
di accantonamento delle banche tengano conto della delicatezza di questa fase,
perché i modelli interni di valutazione della qualità degli attivi siano pronti
a rilevare le situazioni di tensione e le prove interne di stress vengano
prontamente aggiornate”. Parlando poi di politica economica, Draghi ha
sottolineato che “l’integrale realizzazione delle
misure incluse nella manovra triennale approvata lo scorso
luglio, contenendo gli esborsi correnti e contrastando l'evasione fiscale,
potrà ricondurre l'incidenza del debito su un sentiero di riduzione”. “L’Italia
- ha osservato Draghi - ha affrontato la crisi con un disavanzo pubblico ancora
prossimo al 3% del Pil e con un debito pubblico in lenta riduzione ma alto nel
confronto internazionale. La reazione alla crisi e' stata prudente, la
ripercussione sui conti pubblici minore che negli altri Paesi avanzati anche
per l'assenza di salvataggi bancari”. “Alla crisi che nei mesi passati ha
colpito l'area dell'euro i paesi hanno risposto individualmente, con politiche
di bilancio volte a contenere il rischio sovrano, impedendo il contagio;
collettivamente, con la creazione di nuove istituzioni e regole. Da questa
manifestazione di cooperazione, di solidarietà, di fermezza, l’euro ha ricevuto
solidità. Il processo, pur non concluso, dimostra che i paesi con le
istituzioni più deboli non riescono da soli a risolvere i loro problemi di
politica economica”.