I dati di Federalberghi sull’andamento del turismo estivo
indicano che il 51,3% degli italiani andrà in vacanza mentre il 46% rimarrà a casa per
mancanza di soldi. Aumentano i giorni di vacanza che passano da 10 a 12. Il
presidente Bernabò Bocca ha sottolineato che “si accresce, purtroppo,
il solco tra chi può permettersi un periodo di vacanza estiva e chi no e seppur
il giro d’affari si accresca del 20% esso è semplicemente dovuto da un lato
alla fiammata inflazionistica di tutto ciò che consente la movimentazione
turistica e dall’altro all’incremento (da 10 a 12) dei giorni di permanenza
fuori casa”. “Da gennaio a giugno – ha aggiunto Bocca- l’Istat ha infatti
rilevato incrementi significativi di tutto ciò che consente la movimentazione
dei turisti all’interno del nostro Paese: dalle autostrade (+5,5%) alle
ferrovie (+12,7%), dalle benzine (+14,8%) agli altri carburanti (+13,3%), a
fronte di una diminuzione dei prezzi degli alberghi nazionali mediamente
dell’1%. “Inoltre la netta divisione – ha proseguito Bocca- tra chi può permettersi almeno un pernottamento fuori
casa per vacanza durante il periodo estivo e chi no, è caratterizzato dal fatto
che ben 1 italiano su 4 non fa vacanza per mancanza di soldi, sancendo la
nascita di una nuova malattia del nostro sistema economico, definibile
sinteticamente come povertà turistica. Ciò porta ad una stagnazione complessiva
del movimento turistico estivo degli italiani che non si discosta dai numeri
dell’estate 2009, se non solo nell’entità della spesa che mediamente passerà da
710 Euro del 2009 a 853 Euro per un incremento del 20% determinato
dall’incremento delle notti (da 10 a 12) e dall’aumento dei costi del viaggio e
degli spostamenti interni al Paese”. “A questo punto – ha concluso Bocca- dopo
i dati dei primi sei mesi che indicano una crescita zero nelle presenze
alberghiere ed un andamento similare anche dei mesi estivi nei quali 6 turisti
su 10 sono italiani, riteniamo che l’Italia non possa permettersi il lusso di
non cogliere quei segnali di ripresa economica che pur a livello mondiale
cominciano a registrarsi, analizzando a livello politico le ragioni che ci
vedono ancora al palo, quando Paesi come la Francia e la Spagna dichiarano di
avere al contrario già avviato l’inversione di tendenza”.