Secondo il “Rapporto sul mercato
del lavoro 2009-2010” del Cnel, per i giovani attivi nel mercato del lavoro in
Italia il rischio di essere disoccupati è triplo rispetto a quello di persone
più anziane. La maggiore probabilità di essere disoccupati, spiega comunque il
Cnel, caratterizza i giovani di tutta Europa, e non solo quelli italiani. Il
tasso di disoccupazione giovanile e', in tutti i paesi dell'Unione Europea,
decisamente più alto di quello riscontrato complessivamente; per l'area euro,
il tasso di disoccupazione giovanile (quello osservato per la forza lavoro con
meno di 25 anni) e' pari a due volte quello complessivo, e lo stesso si osserva
anche in paesi non europei, come gli Stati Uniti o il Giappone. Rispetto alle
persone di età maggiore (con più di 25 anni), il tasso di disoccupazione dei
giovani è più che doppio; per la media dei paesi europei, è pari a 2,3 volte
quello dei più maturi, e nel nostro paese arriva a essere pari a 3 volte quello
osservato per il complesso delle persone con età compresa tra i 25 e i 74 anni.
Nel rapporto si evidenzia come le nuove forme contrattuali, più flessibili,
abbiano facilitato l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro: in periodi in
cui la domanda di lavoro cresceva, le imprese facevano maggior ricorso a forme
flessibili di impiego, dati i costi di licenziamento nettamente inferiori a
queste connessi. Per coloro che sono entrati nel mercato del lavoro nell'ultimo
decennio si sono quindi ridotti i tempi di ricerca prima di poter trovare una
prima occupazione. Nel 2009, anno peraltro di crisi, la durata media di ricerca
di una prima occupazione per giovani non esperti e' stata di un anno e mezzo.
L'altro lato della medaglia e' stato però la maggior instabilità del posto di
lavoro. Un numero crescente di giovani ha trovato impiego come lavoratore
temporaneo, ovvero con un contratto di lavoro dipendente a tempo determinato
oppure con una forma contrattuale indipendente. Tra i giovani occupati con meno
di 25 anni, l'incidenza dei dipendenti temporanei e' pari a quattro volte
l'incidenza osservata presso gli adulti delle eta' centrali (25-54 anni); in
altre parole, un giovane corre un rischio di essere occupato con un contratto a
termine pari a quattro volte quello corso da un adulto. La maggior
probabilita', rispetto al complesso della forza lavoro, di essere occupati con
contratti atipici o temporanei caratterizza peraltro i giovani di tutta europa
e non solo quelli italiani. Per il complesso dell'Unione europea, gli occupati
temporanei rappresentano poco meno del 14% dei dipendenti totali, ma tale quota
sale al 40% considerando solo i giovani. Generalmente, osserva il Cnel, i
lavoratori temporanei possono fungere da "cuscinetto" per aggiustare
la quantita' di manodopera a seconda delle fluttuazioni della produzione.
Questo fenomeno e' stato particolarmente evidente nel corso dei mesi critici
della crisi economica che ha colpito l'Italia sul finire del 2008. Una
quantificazione del numero di lavoratori impiegati con contratti non standard
tra il 2008 e il 2009 mostra infatti una variazione di segno negativo pari a
239 mila unita' in meno tra i lavoratori impiegati nel segmento piu' flessibile
del mercato (-8,6%), con flessioni particolarmente consistenti per i
collaboratori (che in un anno sono diminuiti del 17%). I temuti effetti
negativi legati alla diffusione dei contratti temporanei si sono alla fine
effettivamente esplicitati, e i lavoratori con contratti di durata prefissata
(data la possibilita' di evitare i costi di licenziamento associati al lavoro
permanente) sono stati i primi a pagare le conseguenze occupazionali
dell'attuale crisi economica. Per quanto riguarda poi le forme di indennita',
riguarda il 38% dei lavoratori a tempo determinato, il 78,9% degli apprendisti,
il 50% dei titolari di contratti di formazione e lavoro, e il 47,8% dei
lavoratori interinali.