Secondo il Rapporto dell’Ocse Pmi: imprenditorialità e
innovazione, “i Governi dicono che le piccole e medie imprese sono importanti
ma poi, a elezioni finite e quando si tratta di governare, è più semplice e più
facile negoziare con la grande impresa, per il grande stabilimento”. “Ma sono
proprio le pmi – si legge nel rapporto - oggi, ad avere un ruolo trainante
nell’economia grazie alla capacità di innovare e creare nuova occupazione. In
base allo studio, il fattore che ostacola maggiormente l’innovazione per le Pmi
italiane è la mancanza di fondi, seguito dalla scarsità di personale
qualificato”. Guardando all'esperienza italiana il rapporto Ocse evidenzia un
quadro a luci e ombre, con un esteso tessuto imprenditoriale (un Paese di
imprenditori, Regioni con 5.000 imprese, una ogni dieci abitanti), ma afflitto
spesso da “nanismo” e “obsolescenza della conoscenza”. Quanto all'accesso al
credito, “il venture capital è ancora molto poco sviluppato ma l'Italia può
esibire su questo terreno, oltre alla esistenza di molte piccole banche più
sensibili e attente al rapporto con le pmi, il fenomeno studiato in tutto il
mondo dei Confidi”. “Per consentire alle pmi di sviluppare interamente le loro
potenzialità e' indispensabile - secondo l'Ocse - un ecosistema istituzionale,
che si occupi anche di formazione per le prossime generazioni di piccoli e medi
imprenditori e che favorisca la 'messa in rete' delle imprese e della
conoscenza. E l'Italia, nonostante la recente iniziativa della moratoria dei
mutui, apprezzata dagli esperti di Parigi, come molti altri Governi continua a
mostrare una certa distrazione. Non ha, ad esempio, un’Agenzia, una struttura
dedicata alle pmi, oppure un ministro o almeno un sottosegretario, mentre, la
Francia, con Oseo lo scorso anno e' riuscita a salvare mille piccole imprese e
200mila posti di lavoro”. Per non parlare degli Usa dove il presidente Barack
Obama ha appena istituito un fondo da 30 miliardi di dollari a favore delle
pmi. Dalle pmi italiane e' invece giunta una soluzione alla frammentazione
della rappresentanza registrata come “importante” dall'Ocse: “la nascita di
Rete Imprese Italia, il nuovo soggetto di rappresentanza composto da
Confcommercio, Confartigianato, Cna, Confesercenti e Casartigiani.
Un'iniziativa che consentirà alle imprese di bilanciare la capacità di
lobbing delle grandi imprese”.
Secondo il rapporto Ocse, oltre il 20% delle Pmi italiane ritiene che il
principale ostacolo all'innovazione sia la mancanza di fondi all'interno
dell'impresa e una percentuale di poco inferiore la indisponibilita' di
finanziamenti esterni, mentre il 15% lamenta le difficolta' nel reperire
tecnici qualificati. Si e' invece ridotto, allineandosi alle medie Ocse e Ue,
il peso della burocrazia per le start up, sceso - su una scala da 0 a 6 - dal
2,5 del 2003 all'1,5 del 2008. Tra le statistiche fornite oggi dall'Ocse in
materia di innovazione emerge anche che il sostegno pubblico all'R&D nel
2007 in Italia era pari allo 0,04% del Pil, mentre le spese delle imprese
ammontavano allo 0,60%. Le Pmi spendevano nel 2006 l'1,69% del fatturato in
innovazione contro l'1,94% delle big. Tra le industrie innovative, il sostegno
pubblico nel 2004-2006 e' andato per il 43,6% alle grandi e per il 38,4% alle
piccole.