Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni e il ministro
della Giustizia, Angelino Alfano hanno presentato il Piano straordinario
antimafia messo a punto dal governo. Il Piano, composto da un decreto legge e
da un disegno di legge, è
caratterizzato da nove punti che prevedono tra l’altro, una mappa informatica
delle organizzazioni criminali, il potenziamento dell'azione antimafia nel
settore degli appalti, nuove iniziative sul piano internazionale per
contrastare la criminalità transnazionale. Nel decreto si prevede la
costituzione dell'Agenzia che, per prima cosa, si occuperà del censimento dei
patrimoni sequestrati e confiscati alla mafia in modo da avere per ciascun bene
una scheda, “perché abbia – ha detto Maroni - una visione complessiva su tutto
il territorio nazionale”. “Sarà una grande mappa – ha sottolineato Maroni -
strumento fondamentale per rendere più efficiente la gestione e l'utilizzo di
questi beni contro la criminalità organizzata”. Gli altri punti del Piano sono:
un codice delle leggi antimafia; nuovi strumenti di aggressione ai patrimoni
mafiosi, sul “modello Caserta”, con potenziamento della Direzione Investigativa
Antimafia (Dia); nuove misure di
contrasto all’ecomafia. A questi nove punti, se ne aggiunge un decimo, proposto
del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: un “Piano straordinario di controllo
e di contrasto al lavoro nero” per il 2010, concentrato nelle regioni Calabria,
Campania, Puglia e Sicilia. I provvedimenti approvati dal governo fanno dire al
ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che nessun governo si è impegnato
contro la mafia come quello attuale: “Le leggi varate dai governi Berlusconi -
ha affermato Alfano - hanno messo il turbo alla lotta alla mafia”. Alfano ha
respinto l’idea di un governo che si appropria dei successi conseguiti dalla
magistratura e dalle forze di polizia: “Abbiamo l’idea romantica di una grande
squadra che combatte le mafie. Questa squadra è composta da forze dell'ordine,
magistratura, Parlamento e governo. Questa grande squadra e' lo Stato”. “Noi -
ha aggiunto - non prendiamo meriti ai magistrati, ma rivendichiamo i meriti del
Paese”.