Gli extracomunitari che vogliono aprire un negozio dovrebbero prima aver superato un esame di italiano: è quanto chiede la Lega, attraverso un emendamento al decreto legge incentivi, affidando alle Regioni il potere di introdurre i nuovi paletti. “Le Regioni - si legge nella proposta a firma della deputata leghista Silvana Comaroli - possono stabilire che l’autorizzazione all’esercizio dell’attività di commercio al dettaglio sia soggetta alla presentazione da parte del richiedente, qualora sia un cittadino extracomunitario, di un certificato attestante il superamento dell’esame di base della lingua italiana rilasciato da appositi enti accreditati”. L’emendamento prevede anche che “le Regioni possono stabilire che l’autorizzazione da parte dei Comuni alla posa delle insegne esterne a un esercizio commerciale è condizionata all'’uso di una delle lingue ufficiali dei Paesi appartenenti all’Unione europea ovvero del dialetto locale”.
Tornando al test d’italiano,la
proposta è già realtà a Prato, dove la pratica è in uso da un mese dopo che la
giunta di centrodestra ha modificato il regolamento del commercio. Le regole
pratesi prevedono che il gestore di un negozio aperto al pubblico sia capace di
leggere e capire l’italiano, per poter applicare le norme igienico-sanitarie di
base e per poter prestare assistenza, chiamando per esempio un’ambulanza, a un
cliente che dovesse averne bisogno.