Assemblea Confcommercio: Sangalli, “un Patto con la buona politica per crescita e sviluppo”
La
relazione del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, ha aperto
All’Auditorium Conciliazione a Roma la ventesima Assemblea Generale di
Confcommercio alla quale hanno partecipato oltre 1.000 delegati in
rappresentanza delle 104 associazioni provinciali, delle 20 unioni regionali e
delle 152 federazioni nazionali di categoria aderenti a Confcommercio, oltre a
rappresentanti delle istituzioni, del governo, della politica e del mondo delle
imprese. La relazione del presidente (vedi testo integrale allegato N.d.R)
ha toccato i temi di più calda attualità, dalle pensioni agli studi di settore,
ma ha affrontato, in un ottica di più ampio respiro, anche il rapporto fra
mondo produttivo e politica per individuare le priorità, i metodi e gli
strumenti per consolidare la ripresa economica del nostro Paese. Il presidente
di Confcommercio ha chiesto “un Patto con la buona politica per far
crescere meglio e di più questo paese: la sua economia e la sua società”. “Un
patto - ha aggiunto Sangalli - per costruire un domani migliore, per i
lavoratori e per le imprese, per i cittadini tutti e per quelle famiglie che
restano fattore fondamentale di coesione sociale. Un patto tra pubblico e
privato, perché il pubblico faccia meno ma meglio e affinché i privati assumano
nuove responsabilità di origine generale”. Sangalli ha poi affrontato i temi
più “caldi” di questo periodo: studi di settore e fisco. “gli indicatori di
normalità economica rischiano di fare degli studi di settore non un sistema di
rilevazione dei ricavi sempre più equo e selettivo, ma uno strumento di
catastizzazione del reddito o, per dirla ancora più chiaramente una sorta di
bancomat per fare cassa”. Secondo il presidente di Confcommercio, infatti, “gli
indicatori sono nati male. Sono stati costruiti in fretta e furia e senza
confronto con le categorie economiche per poterli applicare retroattivamente al
periodo di imposta 2006. Sono stati costruiti - ha aggiunto - all'ingrosso e
non al dettaglio e giunti al momento della loro applicazione si e' visto che in
troppi casi non funzionano”. Per Sangalli, quindi, “non c’è altro da fare che
mandare in soffitta questi indicatori”. Sangalli si è poi soffermato
sull’elevata pressione fiscale precisando che ''rischiamo molte, troppe
chiusure di imprese per overdose tributaria e di burocrazia fiscale e molti,
troppi ripiegamenti nel sommerso e nel nero”. “Quello che chiediamo - ha
aggiunto - non sono scorciatoie o sconti, ma equità e senso della misura”.