L’attuale livello della
tassazione in Italia è “elevato” e “penalizza le imprese e le famiglie che compiono il proprio dovere fiscale”,
mentre la previdenza va riformata, seguendo il percorso individuato per
l’abolizione della scala mobile negli anni Ottanta e nel modello di
concertazione seguito con gli accordi del 1992-93. L’affondo del governatore di
Bankitalia, Mario Draghi, intervenuto al Forex di Torino, è stato molto netto.
Sul fisco il numero uno di Via Nazionale ha rilevato la necessità “di moderarlo
in prospettiva” attraverso i frutti della lotta all’evasione fiscale. D’altra
parte, “si può stimare che nel 2006 le entrate delle amministrazioni pubbliche
siano cresciute di circa un puntoÂ
percentuale del Pil; aumenteranno ancora, secondo le previsioni, nel
2007”.
Sulla previdenza, Draghi - che in passato aveva esplicitato la necessità di elevare l’età di pensionamento, questa volta non è entrato nel merito del provvedimento, quanto piuttosto nel metodo. Si deve procedere a suo avviso con “uno sforzo di consapevolezza collettiva, simile a quello della metà degli anni Ottanta” con la decisione di cancellare la scala mobile poi sottoposta a referendum e confermata dagli elettori “e  successivamente con gli accordi del 1992-93”, che hanno realizzato il punto più alto della concertazione “portando il Paese, con decisioni sofferte ma lungimiranti sulla scala mobile, a infrangere la rigida spirale dei prezzi e dei salari”.