Non cambia il peso dei
principali azionisti di Telecom Italia. La Consob ha scoperto il quadro delle
partecipazioni rilevanti con Olimpia, la holding controllata da Pirelli, che si
attesta al 17,99% del capitale, Generali al 4,060%, Hopa al 3,72%. Fra le quote
inferiori alla soglia del 2% spicca invece quella di Mediobanca (1,54%).
Intanto, archiviata la pausa
pasquale, ripartono le grandi manovre tra i banchieri. Su richiesta della
Consob, i principali istituti italiani hanno chiarito le rispettive posizioni
sul dossier. Intesa-Sanpaolo - si legge in una nota ufficiale – “ha in corso
contatti con più parti a vario titolo
interessate all’eventuale operazione”, ma “sulla base dell’attuale stato di
tali contatti, non è possibile formulare indicazioni in merito al loro
possibile esito”. L’ipotesi che prende corpo è quella di una cordata, aperta ad
un partner industriale italiano, in grado di affiancare il ticket
At&t-America Movil cui andrebbe una quota più leggera di Olimpia che ha il
18% di Telecom Italia. La novità di giornata riguarda la possibile discesa in
campo, a sostegno di Intesa-Sanpaolo, del Monte dei Paschi che può mettere sul
tavolo la partecipazione in Telecom detenuta dalla finanziaria Hopa.
Ma la quota di maggioranza di
Olimpia è anche nel mirino di Mediobanca che però lavora ad un'alleanza con un
socio europeo della telefonia. Una nota di Piazzetta Cuccia conferma “i
contatti preliminari e generici con taluni potenziali investitori”, ma senza
poter fornire “nessuna indicazione in ordine al loro possibile esito”.
Viceversa Unicredit si chiama fuori dalla partita. Un’altra nota precisa che il
gruppo guidato da Alessandro Profumo “non fa parte di alcuna cordata e, allo
stato, non ha negoziazioni in corso” su questo dossier. Anche Capitalia e
Generali hanno fatto sapere di non essere interessati al controllo di Olimpia
né all'ingresso in eventuali cordate.
Intanto, il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha annunciato che il rafforzamento dei poteri dell’Authority delle telecomunicazioni, necessario per garantire la rete secondo il modello inglese, sarà inserito in un disegno di legge già all’esame del Parlamento.