L’Europa dei consumi ha cambiato
pelle
Se nel 1995 i consumatori europei concentravano la spesa su alimentari
e vestiario, a dieci anni di distanza il panorama è cambiato: in testa alle
preferenze sono passati trasporti, comunicazioni e servizi ricreativi, alberghi
e ristoranti. E l’incidenza dei consumi sul Pil nella media dei 16 Paesi della
Ue ha sfiorato – nel 2005, appunto - il 60% con sensibili decrementi, nel
decennio, per Spagna e Grecia. E’ il dato principale che emerge da un’indagine
sui consumi in Europa realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio.
Nell’arco dei dieci anni presi in considerazione, l’Irlanda è il Paese che ha registrato i maggiori incrementi di spesa per prodotti alimentari (+2,9%), abbigliamento e calzature (+10,45%), trasporti (+6,1%), comunicazioni (+22,2%); il Lussemburgo per bevande alcoliche e tabacchi (+4,5%); la Gran Bretagna per ricreazione e cultura (circa l’8%); la Grecia per il comparto ristorazione e alberghi (+4,8%); la Svezia per l’istruzione (+13,3%); la Spagna per abitazione, energia e acqua (+3,9%). L’Italia ha registrato incrementi molto modesti in tutti i comparti di spesa, ad eccezione del capitolo comunicazioni (+10,9%), e in molti casi al di sotto della media europea. Performance simile a quella italiana per la Francia, che registra i maggiori incrementi di spesa nelle comunicazioni (+12,6%) e per i prodotti e servizi ricreativi e culturali (+5,6%).
Sul versante prezzi crescono,
nella media del decennio, quelli relativi a sanità , istruzione, tabacchi e
abitazione (tutti intorno ad un +3,9%), mentre diminuiscono quelli delle
telecomunicazioni (-1,6%).