Sangalli a Smau: “serve
più tecnologia, ma le nostre imprese stanno facendo da sole”
Con il convegno “Il contributo dell’innovazione
tecnologica allo sviluppo economico del Paese” si è aperta ufficialmente Smau
2007, l’edizione numero 44 dell’Esposizione internazionale di Information &
Communications Technology in programma a Fiera Milano (nuovo Quartiere di
Rho-Pero) fino a sabato 20 ottobre prossimo. Confcommercio partecipa alla
manifestazione con un’area espositiva di 3.200 metri quadri, situata nel padiglione
24, dove trovano spazio gli stand di una dozzina di organizzazioni di
categoria.
Tutti gli interventi dei relatori del convegno si sono
mossi su direttrici comuni: l’ICT è fondamentale per la crescita ed il futuro
del Paese, ma l’Italia è ancora indietro ed esiste un problema Pmi, nelle quali
è insufficiente la penetrazione delle nuove tecnologie. I medici che si
affollano attorno al malato, insomma, sono concordi sulla diagnosi. Ciò che
sembra mancare è l’identità di vedute sulla terapia. In questo senso è
emblematico e ha rappresentato il “sale” del convegno - il confronto tra quanto
dichiarato dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, e da Pasquale Pistorio,
presidente del gruppo Telecom Italia e vice presidente di Confindustria. Sangalli ha sottolineato con forza che
“tutte le imprese hanno bisogno, per essere più competitive, di una forte
accelerazione nell’adozione di soluzioni tecnologiche”. E “le imprese del
terziario questo sforzo, basandosi sulle proprie forze, lo stanno portando avanti
con tenacia e convinzione”. Ma “occorrono politiche attive”, ovvero “regole,
strumenti e risorse che vanno dalla possibilità di ricorrere ad un credito
d’imposta dedicato o ad ammortamenti anticipati degli investimenti, a rapporti
tra banca e impresa che consentano di costruire risposte compiute e agibili a
questo fabbisogno di innovazione”. Purtroppo, ha però concluso Sangalli, nella
Finazniaria il Governo “non ha trovato spazi di manovra per dedicare risorse a
questo settore, ma soprattutto ad invertire una tendenza che considera
trainante per lo sviluppo il solo settore industriale”.
Pistorio, da parte sua, ha ricordato che
la penetrazione dell’ICT nelle Pmi “è in linea con la media europea”, ma
rispetto ai principali Paesi l’Italia sconta il fatto che le imprese con più di
10 dipendenti sono soltanto il 5% del totale. Quello che ci svantaggia,
insomma, è “la frammentazione del panorama produttivo”. Occorre, dunque,
“abbattere il digital divide strutturale” e promuovere un’innovazione del Paese
a “360 gradi”. Diametralmente opposta, rispetto al presidente di Confcommercio,
è la valutazione in questo senso della Finanziaria licenziata dal Governo: “le
misure sono adeguate allo sviluppo dell’ICT”.
“Arbitro” della contesa il sottosegretario al Ministero delle
Comunicazioni, Luigi Vimercati, il
cui intervento ha concluso il convegno. “Il trend innovativo italiano – ha
affermato – è piuttosto lento ed il gap con gli altri Paesi piuttosto marcato,
anche se negli ultimi tempi c’è qualche segnale positivo”. Il Governo, ha
aggiunto, “ha le idee chiare, ma la battaglia è difficile”. Come segnale di
apertura all’innovazione e come direzione di marcia, però, ha emblematicamente
citato il piano d’azione “Industria 2.015”: “vogliamo che tra dieci anni
l’Italia sia ancora tra le grandi economie e ancora un Paese con una grande
industria”.