Gdo e piccoli esercizi, una convivenza possibile
Un’analisi
delle modalità per una possibile convivenza sul territorio provinciale tra la
Grande Distribuzione Organizzata ed i
centri commerciali da un lato, ed i piccoli esercizi ed i centri commerciali urbani
dall’altro, ma anche la necessità di trovare soluzioni strategiche e linee di
sviluppo, condivise fra Amministrazioni, soggetti istituzionali ed
organizzazioni di categoria, per evitare ricadute negative per il centro urbano
sotto il profilo economico, occupazionale, culturale e sociale.
Queste
il filo conduttore che ha caratterizzato l’Assemblea pubblica di Confcommercio
Trieste, nell’ambito della quale si è svolta la tavola rotonda sul tema “Come
far convivere i piccoli negozi dei centri urbani con la grande distribuzione ed
i centri commerciali?”, cui hanno preso parte numerosi rappresentanti del mondo
politico, istituzionale ed economico.
Ad
aprire i lavori è stato Antonio Paoletti, presidente della Confcommercio
triestina, che ha ricordato come l’esigenza di tutela della rete distributiva
esistente venga condivisa sia dalla grande che dalla piccola distribuzione.
Tuttavia, ha detto, sarebbe inopportuno far nascere sul territorio locale
ulteriori insediamenti di grandi superfici, anche a fronte delle peculiarità del consumatore triestino,
che per vari fattori, in primis quello anagrafico, preferisce guardare al
negozio rionale piuttosto che affrontare lunghi spostamenti per recarsi nei
centri commerciali. Il presidente di Confcommercio Trieste ha poi posto l’
accento sulle conseguenze che deriverebbero, da un depauperamento della rete
distributiva cittadina, per ampi segmenti del settore del terziario, dai
produttori, ai grossisti, agli agenti e rappresentanti di commercio, ai
corrieri, componenti di una numerosa filiera che, nelle le piccole e medie imprese, trova i naturali
partners delle rispettive attività.
Maurizio
Fanni, docente presso l’ateneo del capoluogo del Friuli Venezia Giulia, ha
quindi illustrato i contenuti di uno studio realizzato dalla Facoltà di
Economia dell’ Università di Trieste, che oltre ad analizzare le peculiarità
della rete della GDO ed il sistema commerciale nel suo complesso del
comprensorio locale, ha delineato anche alcune possibili linee programmatiche
da attuare per garantire un equilibrio fra i vari soggetti della rete
distributiva provinciale. Ebbene, si assiste ad una duplice tipologia evolutiva
della grande distribuzione che, se da un lato prospetta uno sviluppo all’
“americana”, ovvero ampi insediamenti fuori dalla cintura urbana, dall’altro
sembra guardare con attenzione, complice anche la difficile situazione del
commercio al dettaglio, ad un modello “back to downtown”, ovvero strutture di
vendita di grande superficie in prossimità dell’area centrale. Lo studio
condotto dall’Università di Trieste ha anche proposto alcune possibili
strategie per rivitalizzare l’area urbana, con il conseguente rilancio delle
imprese operanti nella stessa, prima fra tutte quella, già adottata in vari
centri italiani, del retailtainment, un mix di proposta commerciale e
divertimento, nella quale si cerca di indurre il cliente all’ acquisto
attraverso l’organizzazione di eventi e di intrattenimenti vari. Un altro
possibile modello da adottare, particolarmente fruibile per realtà urbane sedi
di patrimoni culturali e di spiccata
vocazione turistica, è quello della City Card, una soluzione tesa a fornire al
visitatore una gamma di proposte e
servizi, che mira a generare un indotto dai flussi turistici che visitano il
centro storico. Premessa per una fattibilità concreta delle due opzioni è la
creazione di centri commerciali naturali, il cui obiettivo è quello di creare
un sistema, riconoscibile al consumatore, che non sia incentrato sul numero di
attività presenti in un’ area, bensì su relazioni, che devono coinvolgere
attività complementari fra loro, per contrapporsi, proprio in virtù delle loro
differenze, all’ offerta
standardizzata dei grandi poli extraurbani.
Andrea
Zanlari, dell’Istituto Nazionale Distribuzione e Servizi di Unioncamere, ha
osservato come la dicotomia fra insediamenti commerciali extraurbani, creati ex
novo, e quelli urbani con il loro sistema commerciale tradizionale, pare essere
orientata ad un superamento delle differenze ed opposizioni in uno scenario che
vede, in un reciproco scambio di concetti e metodi, un traslazione delle
rispettive peculiarità dagli uni agli altri.
Secondo
quanto emerge da un’analisi effettuata dallo stesso Istituto di Unioncamere, al
fine di essere appetibili per gli investitori ed essere oggetto di interventi
di riqualificazione, i centri urbani devono possedere due elementi essenziali,
ovvero garantire la capacità di mantenere ed attrarre residenti e,
secondariamente, essere effettivi poli
di sviluppo economico e sociale.
Successivamente
si sono susseguiti gli interventi, nell’ambito della tavola rotonda, da parte
dei numerosi esponenti del mondo politico, istituzionale, imprenditoriale e
delle categorie economiche che hanno presenziato all’evento.