âAnche
i gioiellieri aretini possono fermare il traffico dei diamanti di guerraâ. Ne è
convinto Roberto Duranti, presidente regionale e provinciale dellâAssociazione
Dettaglianti Orafi di Confcommercio, che ha fatto suo lâappello di Amnesty
International inviando ai colleghi una lettera sulla messa al bando dei
cosiddetti âBlood diamondâ. Ovvero, i preziosi usati per finanziare
illecitamente le guerre civili nei Paesi piĂš poveri. Diamanti che nascondono
storie tragiche di sangue, sfruttamento e morte, salvo poi arrivare âpulitiâ
sul mercato occidentale.
âLâuscita del film Blood diamone - spiega Duranti - sta
portando questo tema allâattenzione del grande pubblico. Era quindi opportuno
affrontare lâargomento con gli operatori della categoriaâ. Non a caso per farlo
ha scelto proprio i giorni antecedenti alla festa di San Valentino, quando
lâanello di diamanti assurge a regalo-simbolo di ogni storia dâamore. âSi
tratta per fortuna di un mercato limitato: i diamanti di guerra â continua
Duranti - rappresentavano fino a poco tempo fa il 4% della produzione mondiale.
Ora la percentuale si è abbassata allâ1%, ma lâobiettivo è arrivare
allâeliminazione totale. Il fenomeno coinvolge soprattutto i produttori e gli esportatori
mondiali dei diamanti grezzi. I dettaglianti però possono avere un ruolo
importante scegliendo di mettere in vendita nei loro negozi solo preziosi di
provenienza certificata, per garantire che non siano frutto di traffici
illeciti legati alle guerreâ.
Ad
oggi lâunico sistema in grado di dare questo tipo di certificazione è il
âKimberley
Processâ, che stabilisce regole etiche per lâimportazione e lâesportazione dei
diamanti grezzi. Il consiglio che lâAssociazione Dettaglianti Orafi di Confcommercio
dà agli operatori è dunque di essere aggiornati sulla questione, non trattare
diamanti provenienti da zone di conflitto e privilegiare quelli certificati dal
âKimberley Processâ.
âLe nostre
gioiellerie sono eredi di una millenaria cultura di arte, eleganza e
raffinatezza, ma oggi - conclude Duranti - la qualitĂ di unâimpresa non può
prescindere dal rispetto dei piĂš elementari diritti umani. Per questo ci uniamo
alla campagna di Amnesty Internationalâ.