L’assemblea dell’Unione Regionale Abruzzo Confcommercio,
coordinata dal Presidente Ezio Ardizzi e dai vicepresidenti Angelo Allegrino,
Giandomenico Di Sante e Roberto Donatelli, ha promosso una raccolta di firme da presentare al Ministero dell’Economia per
contrastare l’attuale applicazione degli studi di settore, che non tengono effettivamente conto della realtà in cui
operano le imprese del commercio, del turismo e dei servizi. Analoga
iniziativa è stata assunta anche nella regione Veneto. La
raccolta di firme, che avrà inizio nei prossimi giorni e verrà effettuata in
tutte le strutture delle Confcommercio provinciali di Chieti, L’Aquila, Pescara
e Teramo, si è resa necessaria dopo l’introduzione dei “nuovi indici di
normalità economica” elaborati dal Governo, che comportano un insostenibile
aggravio della pressione fiscale sulle imprese. Per quelle stesse imprese che
fino all’anno scorso risultavano in piena regola con il fisco e che oggi, con
l’applicazione dei nuovi indici e con il conseguente aumento del ricavo
presunto, non risultano più “congrue” con gli studi di settore. L’obiettivo è quello di far sospendere
l’applicazione dell’attuale sistema impositivo e di ottenere la revisione
concertata degli studi di settore e la cancellazione degli “indici di normalità
economica”. Abruzzo Confcommercio, facendosi
portavoce e a tutela delle imprese rappresentate, non può accettare di vedere
continuamente pressate dal fisco, con il pregiudizio dell’evasione fiscale, un
universo di piccole e medie imprese e di imprenditori che operano alla luce del
sole e che ha il merito di essere il settore più dinamico del nostro sistema
economico. “La nostra – dichiarano gli attuali dirigenti di Abruzzo Confcommercio
Ezio Ardizzi, Angelo Allegrino, Giandomenico Di Sante e Roberto Donatelli - è
un'azione necessaria alla difesa delle tante piccole e medie imprese del
commercio, del turismo e dei servizi che, prima dell'applicazione agli studi di
settore degli indici di normalità economica elaborati dal Governo, erano
perfettamente in regola con il fisco ed ora non lo sono più. Si sta infatti
verificando che con l'applicazione di questi nuovi parametri, già indicati da
tutti molto approssimativi per molte categorie, il contribuente si veda
aumentare il reddito presunto anche del 40% a parità di guadagni”.