Presente e futuro della portualità italiana
Una riflessione sull’ attuale situazione della portualità italiana, sulle potenzialità di sviluppo per una maggiore competitività ed integrazione con il cluster marittimo circostante gli scali, settore di cui fanno parte numerose categorie produttive aderenti alla Confcommercio, ed un’ analisi per una proposta di riforma normativa ai fini di un’ attualizzazione della Legge 84, una modifica auspicata alla luce dei trend e delle peculiarità del mercato globale nonchè delle novità normative per il settore portuale derivanti dalla Finanziaria 2007. Queste le tematiche trattate nel corso del summit svoltosi alla Camera di Commercio di Trieste, alla presenza di numerosi rappresentanti di Istituzioni, Enti ed associazioni di categoria, che è stato organizzato dalla Commissione Consiliare della Confcommercio nazionale per le Politiche Portuali con il supporto della Confcommercio della provincia di Trieste. Nell’ambito dell’incontro, è stato in primis illustrato il ruolo, di crescente valenza, svolto dal trasporto marittimo in Italia, che, nell’ultimo decennio, ha fatto registrare un incremento del 18%, con il 58% dei traffici commerciali italiani con l’ estero che avviene via mare mentre, sul fronte interno, il comparto ha fatto registrare un’ ulteriore crescita in virtù dello sviluppo delle cosiddette “Autostrade del Mare” e del minor costo dello stesso trasporto marittimo rispetto a quello su strada, fattore che ha determinato un progressivo riequilibrarsi della disparità modale fra le due tipologie di logistica. Paolo Odone, presidente della Commissione Consiliare della Confcommercio nazionale per le Politiche Portuali, ha quindi sottolineato come l’ andamento positivo del settore abbia comportato negli anni un aumento della produttività del cluster marittimo, il quale oggi tuttavia sta facendo segnare sensibilmente il passo, che ruota intorno ad ogni scalo, ovvero quella filiera integrata di attività primarie, secondarie e terziarie, dalle agenzie di viaggi alla ricettività alberghiera, ai pubblici esercizi ad altre tipologie di imprese, che, nell’elemento mare, hanno l’essenziale comune denominatore e che sono largamente rappresentate, attraverso la presenza di numerose associazioni di categoria, in seno alla stessa Confcommercio. Odone, ribadendo il ruolo chiave del terziario che oggi contribuisce nella misura del 70% al Valore Aggiunto Nazionale, ha poi analizzato le criticità del settore portuale italiano, che pur in un contesto di positività, ne limitano le potenzialità di sviluppo e di inserimento nei nuovi mercati globali che vedono, nella Cina e nell’ India soprattutto, le due maggiori forze economiche protagoniste della crescita mondiale e dell’ allargamento dei bacini di business, con ricadute che implicano profondi cambiamenti anche delle modalità di esecuzione del trasporto marittimo. Secondo quanto rimarcato dalla Confcommercio, anche alla luce delle novità normative di specifico interesse per le Autorità Portuali derivanti dalla Finanziaria 2007 che prevedono fra l’ altro lo stanziamento di risorse per la realizzazione di grandi opere ed infrastrutture immediatamente cantierabili, una semplificazione per gli interventi di manutenzione, bonifica e dragaggio nonché provvedimenti atti a garantire l’ autonomia finanziaria delle Autorithy, una priorità d’impegno deve essere rappresentata in sede istituzionale dall’ avvio in tempi brevi dall’ elaborazione di una proposta di riforma della Legge 84
Un modifica che, è stato
auspicato, sarebbe opportuno contemplasse anche la presenza di una rappresentanza, in seno ai Comitati Portuali
e alle Commissioni Consultive, delle imprese del commercio, del turismo e dei
servizi le quali, preso atto dell’ importanza del comparto, dovrebbero essere
attivamente coinvolte nelle decisioni concernenti la definizione delle
strategie e delle politiche per lo sviluppo degli scali.
Odone ha da ultimo ancora evidenziato la necessità della creazione di
un sistema fra tutti i terminal italiani, in un contesto sinergico che valorizzi
le singole specificità degli stessi, al fine di aumentare la competitività del
Paese in tale settore.
Claudio Boniciolli, presidente
dell’ Authority triestina, pur condividendo l’ammissibilità della proposta di riforma della Legge 84, ha ricordato come la medesima sia
stata uno strumento normativo di essenziale valenza per ridare competitività
agli scali italiani ed ha ribadito l’importanza che, in sede di Governo, venga
attuata sotto ogni profilo una politica volta a valorizzare l’intero sistema portale
del Paese, rifuggendo da logiche e scelte di campanile che andrebbero
riversare privilegi su singoli terminal a discapito dell’ intero sistema
portuale italiano.
Lo stesso Boniciolli ha quindi
ha rimarcato, ai fini di uno sviluppo degli scali e della relativa filiera, l’
alto valore strategico rappresentato dalla realizzazione di opere
infrastrutturali e di collegamenti adeguati alle esigenze dei
nuovi mercati e delle rotte dei traffici mentre, per quanto concerne il Punto
Franco Vecchio, il presidente dell’ Autorità Portuale ha sottolineato come ogni
concessione per l’utilizzo dell’area a fini extra-portuali debba essere prima
preceduta da una modifica delle vigenti normative italiane ed internazionali.
L’ Assessore regionale Lodovico
Sonego ha da parte sua ricordato l’alta funzione strategica per lo sviluppo
della portualità in Friuli Venezia Giulia derivante dalla realizzazione, nel
minor tempo possibile, del Corridoio V e della bretella di collegamento che
consentirebbe di unire i terminal di Trieste e Capodistria.
Dario Samer, presidente
regionale degli Agenti Marittimi della Confcommercio, ha posto invece l’
accento sulla necessità di instaurare una fattiva cooperazione fra le entità portuali di Trieste, Capodistria e
Fiume, nell’ ottica di avviare un rapporto di collaborazione che permetterebbe di incrementare
competitività ed appeal del bacino dell’ Alto Adriatico grazie alla creazione di un sistema che non mancherebbe di catalizzare l’attenzione dei mercati
soprattutto se fosse valorizzato dalla presenza di collegamenti adeguati in
grado di soddisfare le esigenze degli operatori.
Antonio Paoletti, presidente
della Confcommercio triestina, ha quindi ribadito l’importanza di pervenire ad
una maggiore integrazione fra il porto triestino ed il territorio circostante,
uno scenario che costituirebbe una
costante opportunità di sviluppo per l’intero tessuto economico del comprensorio provinciale, soprattutto
per quello terziario che, da
sempre, è stato un importante anello di
giunzione fra la città e lo scalo e
rappresentato, per il porto medesimo, un importante valore aggiunto ed una
preziosa risorsa.
Paoletti, nel porre l’ accento
sul fatto che solo attraverso l’ aggregazione, sia in termini di rete fra
imprese che in quelli di azione concertata a livello istituzionale, potranno
essere raggiunti risultati positivi per lo scalo ed i vari settori produttivi del territorio, ha poi ricordato alcune
progettualità che, se attuate, risulterebbero essere foriere di un incremento
delle potenzialità del terminal
giuliano.
In tal senso, il presidente
della Confcommercio ha ribadito soprattutto l’ importanza della creazione di un
distripark che sia in grado di
valorizzare l’attività portuale
a mezzo di nuovi schemi di gestione che sfruttino adeguatamente le peculiarità
del sistema multimodale logistico del comprensorio.