Il
prezzo del pane è fermo, ma non per molto
Nessun aumento dei prezzi del
pane, ma la cosa non può durare: questa la conclusione emersa nella riunione
del Comitato di Presidenza dell’Associazione Italiana Panificatori,
Assipan-Confcommercio.
“In presenza di aumenti delle materie prime che nell’arco
di un anno vanno sempre più verso il raddoppio –dichiara il presidente
dell’Assoziazione, Antonio Sclavi - non si può pensare che la categoria
continui a farsi carico da sola dell’aumento dei costi di produzione”. Sono
numerose, infatti, le segnalazioni dalle sedi territoriali di aggiornamenti in
corso dei dati di panificazione dai quali scaturiranno i nuovi prezzi al
consumo. Ogni panificio rielaborerĂ il proprio dato di panificazione per una
corretta analisi dei costi, in base alla propria tipologia aziendale, e
conseguentemente fisserĂ i nuovi prezzi in piena autonomia.
“Sappiamo bene – ha dichiarato a sua volta Claudio Conti, presidente dei panificatori romani e vicepresidente nazionale – che il costo delle farine non è quello che incide maggiormente sul prezzo finale. Per questo abbiamo retto da soli l’onere degli aumenti finora registrati. Il nostro però è un Paese dove in molte zone, specie nel Centro-Sud, si cede ancora dell’ottimo pane artigiano a rivendite e supermercati a 80 centesimi al chilo e, in molti casi, con l’aggravio aggiuntivo per il panificatore della resa dell’invenduto”. Su questi valori anche il solo aumento del costo delle farine, specie se consistente, è inevitabile che abbia ripercussioni sui prezzi al consumo.