Ritardi nei pagamenti, fornitori sul piede di
guerra
Il 27 giugno, negli ospedali e nelle altre strutture
sanitarie, sono stati garantiti esclusivamente i servizi essenziali. E’ il
primo passo di una protesta che rischia di subire una forte escalation se non
arriveranno risposte immediate da parte del Governo. Si chiama “Rimetti a noi i
nostri crediti” e viene promossa da 16 organizzazioni imprenditoriali che
rappresentano le imprese erogatrici di servizi aderenti a Confcommercio
(Angem-Fipe, Anseb-Fipe, Federsicurezza, Fnip), Confapi, Confindustria, Agci,
Confcooperative e Legacoop per protestare contro i ritardi di pagamento da
parte della pubblica amministrazione
Secondo una ricerca, risulta che i pagamenti da parte
delle strutture sanitarie avvengano con ritardi medi che vanno dai 140 giorni
della Puglia fino ai 400 dell’Emilia-Romagna. Ma si va aggravando anche la
situazione degli Enti locali. Il tutto in palese disapplicazione di una
direttiva europea (la 35 del 2000) che indica in 90 giorni il tempo massimo per
effettuare i pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni.
“La situazione è ormai insostenibile – hanno sostenuto in
una conferenza stampa tenutasi a Roma i promotori della protesta – e non
possiamo più evitare di manifestare pubblicamente le nostre difficoltà.
Chiediamo che venga presto aperto un tavolo di confronto”. Prima di arrivare a
questa forma di protesta, le ragioni del dissenso erano state esposte per ben
due volte tramite una lettera inviata al ministro dell’Economia, al presidente
del Consiglio, e ai ministri Bersani, Turco e Lanzillotta.
Intanto, c’è un primo bilancio diffuso da Angem-Fipe: la protesta ha mediamente interessato un ospedale su due, con punte dell’70%. Ilario Perotto, presidente di Angem-Fipe, ha sottolineato che “le imprese di ristorazione collettiva hanno fornito ai dipendenti del settore sanitario un pasto senza possibilità di scelta, ma decidendo con grande professionalità di non infierire sui malati. La nostra contestazione è infatti contro l’inefficienza del settore pubblico, ma continuando così, se le nostre richieste rimarranno inascoltate, saremo costretti a ridurre il personale ed a diminuire la qualità del servizio”.