Aree fumatori solo nell’1% dei
locali
Per fumare si continua ad uscire
fuori dai bar, ristoranti e locali italiani. A due anni dall’entrata in vigore
della legge Sirchia che vieta il fumo nei luoghi pubblici, infatti, non piĂą di
un locale su 100 ha allestito una sala dedicata agli 'amanti delle bionde',
complici i costi elevati e le difficoltĂ tecniche per realizzarle. Meglio
installare - come hanno fatto molti gestori - il riscaldamento sugli spazi
aperti, attrezzandosi con stufe, o realizzare spazi ad hoc con pareti mobili. A
fare il punto è Edi Sommariva, Direttore generale di Fipe-Confcommercio, che sottolinea innanzitutto come “la legge
nei pubblici esercizi italiani sia rispettata da tutti: clienti, titolari e
personale”.
Per quanto riguarda il giro
d’affari nei pubblici esercizi, dopo la legge anti-fumo - precisa Sommariva –
“sostanzialmente non è stato registrato un aumento rilevante del fatturato.
Tranne che in alcuni settori, nei quali si registrano delle difficoltĂ ,
soprattutto nel locali frequentati da giovani, come i pub, le discoteche e i
locali per il gioco come sale Bingo e Casino'. Specialmente per questi ultimi
c’è stato, invece, un calo del volume d’affari che in alcuni casi ha anche
raggiunto anche il 20 o il 25%. Nel complesso, grazie al forte senso civico dei
consumatori il divieto di fumo non ha creato tensioni né tra gli stessi
consumatori (fumatori e non fumatori), né tra consumatori e ristoratori grazie
anche alla sentenza del Tribunale che ha rimosso l’obbligo originariamente previsto,
ma mai messo in atto, di denunciare alla Polizia i trasgressori del divieto
ricordato da tutti come 'la battaglia degli sceriffi'. Dunque, la legge
Sirchia, condivisa e apprezzata dallaÂ
categoria, ci pone in prima linea nella tutela della salute e nel
rispetto delle scelte individuali di ogni consumatore”.