Il 60,5% delle aziende campane attive nei settori del
commercio al dettaglio, del
commercio all’ingrosso, dei pubblici esercizi e dei
servizi possiede almeno un pc;
il 47,3% ha un accesso ad internet e il 42,9% utilizza un
server. E’ quanto emerge
dalla ricerca “Il Digital Divide nella micro e piccola impresa italiana”, i cui dati regionali sono stati presentati a Napoli, in collaborazione con Assintel (Associazione nazionale delle imprese ICT) e Confcommercio Campania. La ricerca è stata realizzata da Freedata attraverso un’indagine campionaria che ha complessivamente coinvolto in Italia più di 3.300 micro e piccole imprese, rappresentative di oltre 2.200.000 aziende. La penetrazione del PC fra le imprese del terziario campano è significativamente inferiore alla media nazionale (60,5% contro il 73,8% a livello Italia e addirittura l’89% per la Lombardia), e in linea ai valori del Sud Italia (59,8%). Ne soffrono soprattutto le micro imprese, il 47,9% delle quali è senza PC. Il dato è di particolare rilevanza numerica, in quanto le ditte individuali costituiscono il 73,2% delle aziende target. Il valore sale all’aumentare della dimensione aziendale: oltre il 90% delle imprese oltre i 10 addetti hanno almeno un PC. Le aziende del Commercio all’ingrosso sono le più informatizzate: il 100% di esse possiede almeno un computer. Seguono i Servizi (89,5%), e a grande distanza i Pubblici esercizi (49,3%) e i commercianti al dettaglio (35,9%). Anche l’accesso ad internet, di conseguenza, segue questa dinamica: il 47,3% delle aziende accede al web, peggio della media del Sud Italia (55,2%) e di quella nazionale (68,7%). Il confronto con la Lombardia, la regione più tecnologica, evidenzia maggiormente il gap campano: -41,3%.
All’interno di ogni settore merceologico sono state
individuate tre tipologie di
imprese - rispettivamente low-tech, medium-tech e
high-tech - sulla base
dell’osservazione delle principali differenze che ne
caratterizzano il livello di
dotazione tecnologica. Le aziende low tech in Campania
sono il 53,4%: in esse il PC è ancora poco presente o addirittura assente e la
tecnologia è utilizzata in modo marginale. Il valore è migliore di quasi 4
punti rispetto a quello medio del Sud (57%), ma nettamente peggiore se
confrontato con la media nazionale (44,2%). Le aziende medium-tech sono il
35,8%: la tendenza è ancora la medesima, 7 punti meglio della media del Sud
(28,3%) ma 8 punti in meno del totale Italia (43,2%). Le aziende high tech sono
il 10,8%, contro un 14,7% della media delle regioni meridionali e un 12,7%
riferito al totale Italia.
Entrando nel dettaglio della dotazione tecnologica dei
singoli settori merceologici,
è possibile rilevare una netta distinzione fra due settori
tecnologicamente molto
avanzati, il Commercio all’ingrosso e i Servizi, e una
preoccupante situazione di
arretratezza del Commercio al dettaglio e dei Pubblici
esercizi: in Campania è low
tech il 73,7% dei commercianti al dettaglio e il 61% dei
Pubblici esercizi. “Il divario digitale – afferma Maurizio Maddaloni,
presidente di Confcommercio Campania -
è una vera palla al piede per lo sviluppo dell'economia locale. I dati
contenuti nell'indagine, per quanto riguarda il Mezzogiorno, non sono incoraggianti.
Eppure il computer, e l'utilizzo professionale dello stesso, è irrinunciabile e
rappresenta l'unico e insostituibile strumento di lavoro. E il pericolo di
questo divario, è la fuga in avanti solo di chi può governare la tecnologia e
applicarla allo sviluppo economico e sociale”. Per l'assessore regionale
all'Innovazione e Ricerca scientifica
Teresa Armato: “A breve sarà avviato un protocollo d'intesa con Confcommercio
per realizzare progetti comuni sulla formazione. Il divario digitale – aggiunge
l'assessore – è evidente nella nostra regione ma circa l'80 % delle
amministrazioni comunali sono all'interno di reti informatiche e, attraverso
fondi Ue, abbiamo finanziato già più di 500 Pmi campane nei settori tessile e
agroalimentare. La banda larga inoltre è già una realtà in molti aree e il
metadistretto informatico di San Giorgio del Sannio, rappresenta un modello che
sarà riprodotto per realizzare sistemi integrati di imprese che operano nel
campo dell'Ict e dell'innovazione”.