La Fida ribatte all’economista
Villois
Su la Stampa del 10 maggio a
pag. 39 c’è un articolo dal titolo “Il
tramonto del piccolo commercio” che non trova d’accordo la federazione del
dettaglio alimentare di Confcommercio che ha immediatamente indirizzato,
all’autore del pezzo, l’economista Bruno Villois, una “lettera aperta a chi ha
sancito la fine della piccola e media distribuzione”.
Villois fa un’analisi sui
consumi e sul potere di acquisto delle famiglie sottolineando che è vero che i
consumi continuano a salire, ma qualcosa comunque non funziona piĂą come prima.
In sostanza Villois dice che considerato l’erosione del potere di acquisto
delle famiglie, se da una lato le multinazionali si sono attrezzate per
catturare il ceto medio a condizioni piĂą accettabili, basti pensare agli outlet
e alle catene di food, per i piccoli negozi invece la situazione è
irrecuperabile. Scrive Villois: “più complessa la situazione del piccolo
negozio che nelle medie cittĂ , ma anche nei rioni delle grandi, vive una situazione
quasi irrecuperabile: non può abbassare i prezzi, non è in grado di ampliare
l’offerta, non è accattivante nelle vetrine. Era il cliente, che gli
riconosceva ruolo, redditività . Adesso è kaput.”
Poi aggiunge “se si vuole
evitare un’altra Caporetto, tipo ceto medio, è indispensabile alleggerire le
tassazioni dirette e indirette al microcosmo produttivo e commerciale e intanto
stanare gli evasori”.
 Risponde la Fida: “leggendo l’articolo abbiamo avuto
l’impressione di essere vittime di uno scherzo goliardico, messo in atto
attraverso la pubblicazione di un necrologio a danno dei negozi che
rappresentiamo. Certo, che i consumi ristagnino è noto, che la manovra
finanziaria sia stata una doccia fredda per i lavoratori autonomi, commercianti
in primis, pure. Così come è un dato di fatto che oggi stare sul mercato sia
sempre piĂą complicato ed implichi delle scelte di posizionamento molto chiare.
Ma sancire, partendo da queste considerazioni, la morte del piccolo e medio
dettaglio alimentare è sinonimo quantomeno di superficialità ”.
E ancora: “Quindi, seppur
condividendo le valutazioni sulla necessitĂ di ridurre la pressione fiscale e
di trovare un posizionamento chiaro nel panorama commerciale, respingiamo la
lettura delle dinamiche del mercato che ci vede come vittime inermi delle
multinazionali e della lotta all’evasione. Studi recenti hanno evidenziato come
il ceto medio, proprio per le problematiche relative all’impoverimento così ben
descritto, utilizzano diversi format di vendita per tentare di riguadagnare
potere d’acquisto. Il format del vicinato, oltre ad essere l’unico che soddisfa
pienamente le esigenze della popolazione che invecchia sempre di piĂą, permette
di coniugare un delta di prezzi accettabile con la Grande Distribuzione, con un
notevole risparmio di tempo e con la obiettiva possibilitĂ di non sprecare
risorse negli acquisti d’impulso.
“Quindi– conclude Fida - se il richiamo o l’augurio era volto a
cercare di dare piena consapevolezza alle microimprese, della necessitĂ di
organizzarsi cercando di specializzarsi sulla funzione piuttosto che sul
prodotto, trova senza dubbio la nostra condivisione. In altre letture della situazione, certamente non facile, non ci
riconosciamo. E in questo caso i numeri ci danno ragione”